Una Pneumologia sempre più capace di curare, ma consapevole che curare non basta. Una disciplina che guarda all’intero percorso del paziente e mette in relazione medicina di precisione, nuove terapie, tecnologie, organizzazione dell’assistenza, prevenzione e ambiente. È il quadro che emerge dal XXVII Congresso Nazionale della Pneumologia della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS).
Una trasformazione racchiusa nel tema scelto per il Congresso, “La Pneumologia moderna: il valore dell’integrazione tra scienza, clinica e collaborazione interdisciplinare”, e che nei tre giorni di lavori ha indicato applicazioni concrete: dalla richiesta di considerare anche la storia ambientale e professionale nella valutazione clinica del paziente alle evidenze sulle nuove opportunità terapeutiche e sulla medicina di precisione nell’asma grave, nella BPCO e nelle altre patologie respiratorie, dalle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale alla proposta di una nuova organizzazione territoriale per il trapianto polmonare.
A raccontare la dimensione del Congresso sono innanzitutto i numeri: 1.200 partecipanti e relatori, 56 ore di programma scientifico, 34 simposi, 10 letture magistrali, 5 corsi ECM, 233 abstract e la partecipazione di 41 associazioni di pazienti e società scientifiche. A questi si aggiunge la prevenzione portata fuori dalle sale congressuali con REMaRe Insieme, il roadshow dedicato all’emersione delle malattie respiratorie, con più di 500 spirometrie e valutazioni funzionali effettuate.
Come ha sottolineato Paola Rogliani, Presidente SIP/IRS e Presidente del XXVII Congresso Nazionale della Pneumologia: «Mentre diventiamo sempre più capaci di curare, comprendiamo che curare non basta. La salute respiratoria ci impone uno sguardo più ampio, che parte dalla prevenzione, prima ancora della cura, e considera insieme la persona, l’ambiente in cui vive e tutti i fattori che possono incidere sulla salute dei suoi polmoni. È una prospettiva che richiede di superare i confini delle singole discipline e di mettere in relazione competenze, ricerca e pratica clinica: perché è proprio nell’integrazione che la Pneumologia moderna può esprimere pienamente il proprio valore».
Ambiente e salute: la “storia ambientale” entra nella valutazione del paziente
Dove vive e lavora il paziente, quanto è esposto a traffico, inquinamento, muffe, fumo passivo o sostanze professionali sono informazioni che possono entrare nella valutazione clinica secondo il position paper elaborato da esperti di 9 società scientifiche italiane e tra quete la SIP-IRS, presentato al Congresso e pubblicato il 22 settembre su Exploration of Asthma & Allergy, che richiama il peso delle esposizioni ambientali e lavorative sulla salute respiratoria – con 8.917 ricoveri attribuiti in Italia all’esposizione a PM2,5 nel periodo 2013-2015 e una quota stimata del 16% dei casi di asma e del 14% dei casi di BPCO negli adulti riconducibile a esposizioni professionali – proponendo di integrare ambiente, condizioni di vita e di lavoro, clima e caratteristiche individuali nella ricostruzione delle esposizioni, come strumento di valutazione clinica, prevenzione e tutela della salute.
Asma e BPCO, cambia l’obiettivo delle cure: dalla gestione della malattia alla remissione
Un cambio di prospettiva riguarda anche le patologie ostruttive polmonari, come asma e BPCO, che interessano oltre il 10% della popolazione italiana. Nell’asma grave, in particolare, l’obiettivo non è più soltanto controllare singoli parametri della malattia, ma puntare alla remissione clinica (il raggiungimento di una condizione di sostanziale assenza dei sintomi e di controllo stabile della malattia), valutando complessivamente gli outcome del paziente.
In questa direzione vanno le nuove evidenze sull’impiego dei farmaci biologici. Un ampio studio internazionale di prossima pubblicazione sulla rivista scientifica CHEST, basato su dati real-world provenienti da registri di 26 Paesi, indica che il ritardo nell’avvio della terapia biologica è associato a probabilità progressivamente inferiori di raggiungere la remissione clinica. Il momento nel quale iniziare il trattamento diventa quindi parte della strategia terapeutica, accanto alla scelta del farmaco.
Nella BPCO si apre una nuova fase. Una patologia rimasta a lungo priva di trattamenti monoclonali dispone di innovazioni terapeutiche in grado di ridurre le riacutizzazioni di almeno il 30% e di migliorare il quadro clinico. Nell’asma, intanto, le prospettive riguardano anche il distanziamento delle dosi e farmaci capaci di intervenire su altre componenti dell’infiammazione.
Intelligenza artificiale: capire anche chi non ha bisogno dei biologici
L’intelligenza artificiale apre un ulteriore fronte nella personalizzazione delle cure. Circa il 50% dei pazienti arruolati negli studi clinici con biologici ha mostrato miglioramenti di entità limitata: l’analisi dei dati attraverso modelli di AI potrebbe aiutare a individuare i pazienti che possono essere adeguatamente controllati con la terapia inalatoria e quelli che possono invece trarre un beneficio clinicamente significativo dai farmaci biologici, con possibili ricadute sull’appropriatezza terapeutica e sulla sostenibilità.
Le applicazioni dell’AI riguardano inoltre il monitoraggio dei pazienti e delle terapie, la previsione della risposta farmacologica, la diagnosi precoce, l’imaging e il supporto alla decisione clinica. La tecnologia resta però uno strumento a supporto e non in sostituzione della decisione del medico, anche alla luce delle questioni etiche, regolatorie e di trasparenza poste dal suo impiego in medicina.
Trapianto polmonare: una rete Hub & Spoke per avvicinare l’assistenza ai pazienti
In Italia sono nove i centri specialistici per il trapianto di polmone e uno solo si trova al Sud, a Palermo. Da qui la proposta emersa al Congresso di superare un modello esclusivamente centralizzato attraverso una rete Hub & Spoke, capace di collegare i centri trapianto ad alta specializzazione con le pneumologie regionali e territoriali. Gli Hub continuerebbero a gestire le attività diagnostiche e terapeutiche più complesse, mentre una parte dei controlli e del follow-up potrebbe essere svolta più vicino al luogo di vita del paziente.
La costruzione di questa rete Hub & Spoke rappresenterebbe una possibile risposta ai limiti dell’attuale modello centralizzato, con l’obiettivo di mantenere il paziente al centro del percorso assistenziale. In questa prospettiva assume maggiore importanza anche il ruolo dello pneumologo prima e dopo il trapianto e nel follow-up territoriale, creando una continuità tra centro specialistico e assistenza più vicina al domicilio.
Un Congresso che esce dalle sale
Ambiente e prevenzione, medicina di precisione, intelligenza artificiale e nuovi modelli di assistenza raccontano aspetti differenti di una stessa trasformazione. Nessuna singola dimensione basta più, da sola, a raccontare la Pneumologia contemporanea: ricerca e pratica clinica, innovazione terapeutica, organizzazione dell’assistenza, prevenzione, ambiente e collaborazione con altre discipline diventano parti dello stesso percorso.
È anche il significato della scelta di costruire un “Congresso diffuso”, capace di uscire dalle sale dell’Auditorium. Con REMaRe Insieme la prevenzione è arrivata nelle piazze di Roma attraverso il poliambulatorio mobile, le consulenze specialistiche e gli esami gratuiti, affiancando al confronto scientifico un’attività rivolta direttamente ai cittadini. Una società scientifica, in questa prospettiva, non ha soltanto il compito di produrre e condividere conoscenza, ma anche quello di restituirla alla comunità, avvicinando prevenzione e salute respiratoria alle persone.
