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    Sei qui:Home»In Evidenza»Formazione medica: il gap tra teoria e pratica si colma con l’AI

    Formazione medica: il gap tra teoria e pratica si colma con l’AI

    By Redazione BitMAT27 Aprile 20264 Mins Read
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    Oltre il 76% degli studenti di medicina vorrebbe una formazione specifica sull’AI, ma la maggior parte dichiara di avere ancora poca esperienza pratica, evidenziando un disallineamento tra percorso formativo e competenze richieste nel lavoro reale

    DatAIMed-formazione-medici

    Non si diventa medici solo studiando sui libri. Oggi più che mai, la formazione passa dalla capacità di orientarsi tra dati, casi clinici e decisioni complesse. E proprio su questo fronte, l’intelligenza artificiale sta iniziando a fare la differenza già durante il percorso universitario. Per gli studenti di medicina, il gap tra teoria e pratica è da sempre una delle sfide principali. Da un lato manuali e linee guida, dall’altro un accesso necessariamente limitato ai casi reali. Questo porta spesso a iniziare i primi anni in corsia con una solida preparazione teorica, ma poca esperienza concreta su cui costruire sicurezza e autonomia.

    Secondo uno studio internazionale su 4.596 studenti in 48 Paesi, quasi due terzi mostra un atteggiamento positivo verso l’uso dell’AI in medicina, e oltre l’88 % ritiene che possa migliorare significativamente l’efficienza dei processi clinici. Nonostante questo entusiasmo, la maggior parte degli studenti (75 %) dichiara di avere poca o nessuna esperienza pratica, mentre oltre il 76 % desidera corsi specifici nel proprio curriculum, sottolineando un gap tra interesse e offerta formativa. Inoltre, quasi il 70 % segnala potenziali rischi etici o legali, mostrando un approccio consapevole all’integrazione dell’AI.1

    L’intelligenza artificiale può fornire quindi un supporto concreto: grazie alla possibilità di simulare scenari clinici e analizzare grandi quantità di dati, gli studenti possono confrontarsi con un numero molto più ampio di casi, incluse situazioni complesse o rare. Non solo: durante lo studio e le esercitazioni, l’AI può offrire suggerimenti e spunti che aiutano a sviluppare il ragionamento clinico, trasformando l’apprendimento in un processo più attivo e meno nozionistico.

    Dall’università alla pratica clinica

    Ma il cambiamento non si ferma alla laurea. Nei primi anni di professione, quando il confronto con colleghi più esperti non è sempre immediato, strumenti basati su intelligenza artificiale possono diventare un supporto concreto nel processo decisionale, contribuendo a rafforzare competenze e fiducia.

    “Il punto non è avere più informazioni, ma riuscire a usarle meglio, fin da subito”, commenta Dario Taborelli, fondatore di DatAIMed. “L’intelligenza artificiale permette agli studenti di allenarsi su casistiche molto più ampie e ai giovani medici di affrontare le prime esperienze con maggiore consapevolezza”.

    Un altro aspetto chiave è quello del tempo. Tra studio, tirocini e attività clinica, la formazione medica è sempre più intensa. In questo contesto, l’AI può aiutare a selezionare contenuti davvero rilevanti e aggiornamenti utili, evitando sovraccarico informativo e rendendo l’apprendimento più mirato. Ed è proprio qui che si inseriscono realtà come DatAIMed, che lavorano allo sviluppo di soluzioni basate sui dati per supportare medici e strutture sanitarie, con l’obiettivo di rendere l’uso delle informazioni più efficace e accessibile. La piattaforma accompagna il medico lungo le diverse fasi dell’EBM, automatizzando attività ad alto dispendio di tempo: dalla ricerca bibliografica allo screening degli articoli, dall’analisi qualitativa delle fonti alla sintesi delle evidenze scientifiche più rilevanti. Nei primi mesi di utilizzo, DatAIMed ha già coinvolto oltre 10.000 utenti clinici, con più di 100.000 ricerche effettuate sulla piattaforma. La realtà, inoltre, supporta già migliaia di studenti di medicina e delle professioni sanitarie nello sviluppo di competenze cliniche basate sulle evidenze.

    “L’integrazione dell’AI nella formazione medica non è più un’opzione, ma una necessità”, aggiunge Dario Taborelli. “Il punto non è solo utilizzare questi strumenti, ma sviluppare competenze per interpretarli, valutarne l’affidabilità e inserirli correttamente nei processi decisionali. È su questo che si gioca la qualità della medicina nei prossimi anni, e le università hanno un ruolo centrale”.

    Il risultato è una formazione che cambia forma: meno lineare, meno legata ai soli momenti accademici e sempre più integrata nella pratica. Un percorso che inizia all’università, ma che continua ogni giorno, accompagnando i medici lungo tutta la loro carriera.

    Note

    1 https://link.springer.com/article/10.1186/s12909-024-06035-4

    DatAIMed
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