Il settore sanitario italiano sta attraversando una profonda trasformazione digitale. Ospedali, autorità sanitarie locali e operatori sanitari continuano a investire nell’innovazione digitale, dalla cartella clinica elettronica e dispositivi medici connessi alla telemedicina e agli strumenti clinici abilitati dall’AI.
Eppure una sfida sta alla base di ogni iniziativa digitale, anche in questo settore: come proteggere efficacemente questi sistemi e la privacy dei pazienti senza creare flussi di lavoro inefficienti o ritardi nell’assistenza ai pazienti? I medici, i caregiver, il personale amministrativo, gli appaltatori e i partner esterni hanno bisogno di un accesso rapido e fluido ai sistemi clinici e operativi, ma l’aumento delle minacce informatiche richiede controlli di sicurezza sempre più completi. Con la Digital Transformation delle organizzazioni sanitarie, disporre di un accesso sicuro è diventato non solo un requisito di cybersecurity e compliance, ma anche un elemento fondamentale per l’assistenza ai pazienti.
La realtà della maturità digitale nella sanità
Le organizzazioni sanitarie stanno rapidamente introducendo nuove applicazioni cliniche, piattaforme cloud, dispositivi mobili condivisi, dispositivi medici connessi e percorsi di assistenza digitale. Sebbene questi investimenti creino opportunità per migliorare i risultati e l’efficienza operativa per i pazienti, aumentano anche la complessità della gestione dell’accesso sicuro in ambienti sanitari sempre più diversificati.
Ogni nuovo software, dispositivo medico connesso o integrazione di terze parti espande il numero di identità e punti di accesso che devono essere protetti. Secondo una ricerca condotta da Imprivata in collaborazione con il Ponemon Institute (*), il 47% delle organizzazioni ha subito un incidente di sicurezza legato all’accesso da parte di terzi. A confermare questa sfida crescente, una ricerca globale di Imprivata e Vanson Bourne (**) rivela che il 95% dei decisori IT sanitari ritiene che la propria organizzazione debba migliorare il modo in cui l’accesso degli utenti ad applicazioni e ai dati viene controllato sui dispositivi mobili condivisi, sottolineando l’importanza strategica della sicurezza identity-first.
La maturità digitale va quindi oltre l’adozione delle nuove tecnologie, deve garantire nello stesso tempo che i clinici e professionisti sanitari possano accedere in modo sicuro ed efficiente alle applicazioni, alle informazioni sui pazienti e ai sistemi clinici di cui hanno bisogno senza interrompere l’erogazione delle cure. Le realtà che raggiungono questo equilibrio sono meglio posizionate per rafforzare la resilienza informatica, migliorare la produttività della forza lavoro e massimizzare il valore dei loro investimenti nella trasformazione digitale.
Bilanciare la sicurezza con l’assistenza al paziente
Il settore sanitario ha requisiti unici di gestione degli accessi e complessità di workflow. Il personale clinico spesso lavora con una forte pressione in termini di tempo, si sposta tra i reparti e condivide le postazioni durante i turni. Anche ritardi di accesso di pochi secondi possono rallentare o persino interrompere i flussi di lavoro, generando frustrazione nel personale e influenzando negativamente l’assistenza ai pazienti.
Inoltre, le organizzazioni sanitarie affrontano minacce informatiche sempre più sofisticate. Gli attacchi ransomware che prendono di mira ospedali continuano a verificarsi in tutta Europa, Italia inclusa, mentre i crescenti requisiti normativi, inclusa la Direttiva NIS2, pongono maggiore enfasi sulla sicurezza dell’identità, la gestione degli accessi privilegiati, la tracciabilità e la protezione continua dei sistemi critici.
Molte aziende ospedaliere continuano anche a fare affidamento su sistemi clinici legacy che pur rimanendo essenziali per l’assistenza ai pazienti, presentano significative sfide di sicurezza. Garantire l’accesso a questi sistemi senza impattare sull’operatività, sta diventando una componente sempre più importante delle strategie di cybersecurity sanitaria.
Oltre alla cybersecurity, gli operatori sanitari devono anche gestire una forza lavoro sempre più articolata, costituita da personale permanente e a gettone, professionisti assunti da cooperative, studenti, collaboratori e specialisti esterni. Fornire un accesso adeguato rapidamente, garantendo al contempo che i permessi rimangano mirati durante tutto il ciclo di vita lavorativo, è diventato una sfida sia operativa che di governance.
Dall’autenticazione come barriera a un facilitatore di assistenza
Le soluzioni di autenticazione tradizionali non sono progettate per le complessità odierne dell’assistenza sanitaria e spesso aggiungono attrito a flussi di lavoro clinici già impegnativi per loro natura. Richiedono accessi manuali ripetuti e consumano tempo prezioso che i clinici potrebbero altrimenti dedicare ai pazienti. Ma, questo limite può essere superato.
Soluzioni di gestione dell’identità e degli accessi per esempio basate sullo scopo consentono alle organizzazioni sanitarie di rafforzare la sicurezza semplificando al contempo i flussi di lavoro clinici. L’autenticazione senza password, l’accesso tap-and-go tramite badge d’identità, il login singolo tra le diverse applicazioni cliniche e l’autenticazione contestuale basata sui ruoli e sull’ubicazione dell’utente permettono ai team di muoversi velocemente tra le postazioni di lavoro senza compromettere la sicurezza.
L’analisi comportamentale basata sull’AI migliora ulteriormente la protezione rilevando schemi di accesso insoliti e identificando potenziali minacce in tempo reale, aiutando gli addetti alla cybersecurity a rispondere più rapidamente e riducendo interruzioni inutili. Invece di creare barriere, l’identità digitale sta diventando sempre più un livello abilitante che supporta i clinici nell’offrire cure più sicure ed efficienti.
Costruire resilienza con la gestione dell’identità e degli accessi
Man mano che l’assistenza sanitaria diventa sempre più digitale e interconnessa, anche la gestione resiliente dell’identità e degli accessi è diventata fondamentale sia per la cybersecurity che per la sicurezza del paziente. La cyber resilience dipende non solo dalla protezione delle informazioni sensibili dei pazienti, ma anche dal garantire che i clinici autorizzati possano accedere in modo affidabile ai sistemi di cui hanno bisogno in ogni fase dell’erogazione delle cure. Che si tratti di supportare il pronto soccorso, le sale operatorie, gli ambulatori o gli ambienti di assistenza remota, un accesso sicuro e fluido aiuta a mantenere la continuità clinica riducendo al contempo le interruzioni operative.
Costruire questa resilienza richiede una solida base identitaria. Le organizzazioni sanitarie che possono fornire alle persone giuste, il giusto livello di accesso sono avvantaggiate nel rafforzare la sicurezza, nel dimostrare la conformità normativa e nel ridurre al minimo il carico amministrativo.
Semplificando l’autenticazione, ma mantenendo controlli di sicurezza robusti, è possibile migliorare la produttività dei clinici, ridurre il burnout associato a tecnologie inefficienti, supportare la continuità aziendale e, in ultima analisi, mettere i professionisti sanitari nelle condizioni di concentrarsi su ciò che conta di più, ovvero fornire un’assistenza di alta qualità ai pazienti.
A cura di Gilberto Bonutti, Regional Sales Manager & Head of Italy, Imprivata
(*) Ricerca di Imprivata condotta in collaborazione con l’Istituto Ponemon
(**) Ricerca di Imprivata condotta in collaborazione con Vanson Bourne
