La spesa per la Sanità Digitale in Italia nel 2025 raggiunge i 2,7 miliardi di euro, segnando un incremento del 9% in un anno e confermando la trasformazione tecnologica del settore sanitario, secondo la ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano. Terminati gli interventi del PNRR, all’Italia resta un patrimonio di infrastrutture (come piattaforme di Telemedicina, Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, Cartelle Cliniche Elettroniche) da utilizzare, ma si pone ora il nodo della sostenibilità: nel post PNRR un terzo delle strutture pubbliche teme un ridimensionamento dei progetti avviati, evidenziando una situazione di incertezza nel percorso di trasformazione digitale della sanità.
Sempre più professionisti sanitari adottano strumenti digitali nella pratica clinica quotidiana: il 69% dei medici specialisti, coinvolti nella ricerca svolta in collaborazione con AMD, AME, FADOI, Merqurio e SIMFER, utilizza la Cartella Clinica Elettronica, mentre il 48% dei medici specialisti e il 30% degli infermieri, coinvolti nella ricerca svolta in collaborazione con FNOPI, accede al Fascicolo Sanitario Elettronico. Il 29% dei medici specialisti e dei Medici di Medicina Generale, coinvolti nella ricerca grazie alla collaborazione con la FIMMG, hanno effettuato televisite, ma meno di un terzo dei professionisti utilizza piattaforme dedicate all’uso sanitario.
In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale accelera senza aspettare che il sistema sia pronto, perché professionisti e cittadini la usano, spesso al di fuori di qualsiasi perimetro governato. L’AI Generativa oggi è impiegata dal 61% degli specialisti e dei Medici di Medicina Generale e dal 37% degli infermieri, ma quasi sempre vengono utilizzate piattaforme generaliste non progettate per l’uso sanitario. Dalla ricerca svolta in collaborazione con Ipsos Doxa su un campione rappresentativo della popolazione italiana, emerge che il 36% dei cittadini utilizza chatbot basati su AI per cercare informazioni su salute, farmaci e terapie. E l’evoluzione tecnologica procede più rapidamente delle competenze: un terzo dei medici specialisti è consapevole del rischio di “allucinazioni” della Gen AI, ma solo il 17% riesce a riconoscere contenuti manipolati artificialmente.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI”. Uno degli oltre 50 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell’Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
“La Sanità Digitale italiana ha oggi l’opportunità di trasformare gli investimenti del PNRR in valore concreto e duraturo per cittadini, professionisti e organizzazioni sanitarie – dichiara Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Dopo la costruzione delle infrastrutture digitali per la Sanità, ora la vera sfida è culturale e organizzativa: far sì che le tecnologie vengano realmente adottate, che i processi siano ripensati e che le competenze si diffondano in modo capillare. È un percorso complesso, reso ancora più urgente dall’invecchiamento della popolazione, dalla crescita delle cronicità e dalla carenza di personale sanitario. Per questo serve una governance condivisa, capace di garantire coerenza negli obiettivi pur valorizzando le specificità territoriali e il contributo di tutti gli attori del sistema sanitario”.
“L’Intelligenza Artificiale rappresenta oggi il principale elemento di discontinuità e il possibile nuovo salto evolutivo della Sanità Digitale italiana – afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Grazie a tecnologie sempre più avanzate e a una disponibilità senza precedenti di dati integrati e condivisi, l’AI può generare un impatto profondo sulla pratica clinica e sull’esperienza dei pazienti. La sua diffusione, però, richiede un approccio guidato da responsabilità e da un giusto senso di urgenza: l’innovazione corre più veloce delle regole e questi strumenti stanno entrando rapidamente nella quotidianità di professionisti e cittadini. La vera sfida è come governare lo sviluppo dell’AI in modo etico, sostenibile e inclusivo, definendo competenze, regole e strumenti capaci di accompagnarne un utilizzo consapevole e orientato al valore”.
Gli ambiti prioritari
Tra le priorità strategiche per lo sviluppo della Sanità Digitale individuate dalle aziende sanitarie, coinvolte grazie alla collaborazione con FIASO e AISIS, per lo sviluppo della Sanità Digitale, nel 2026 la cybersecurity si conferma al primo posto (90% delle strutture), seguita dai servizi digitali al cittadino (81%), dalla Cartella Clinica Elettronica (76%) e dalla Telemedicina (74%). L’AI si afferma come ambito di interesse strategico in rapida ascesa per le strutture sanitarie (71%, +8 punti rispetto al 2025).
Tra i principali ostacoli all’innovazione, la limitata disponibilità di risorse economiche è la prima barriera, segnalata però da una quota inferiore di strutture rispetto al 2025 (50%, -5 punti rispetto al 2025). Si affiancano la carenza di competenze (32%) e la scarsa cultura digitale nelle organizzazioni (25%), con percentuali simili a quanto rilevato nel 2025.
Quest’anno emerge con forza una nuova criticità legata alla sostenibilità post-PNRR: il rischio che i progetti avviati non vengano portati a termine o subiscano un ridimensionamento pesa sulle strutture pubbliche (33%), in vista della scadenza degli investimenti straordinari del Piano. Inoltre, per il privato emerge una preoccupazione specifica legata alle risorse economiche per l’adeguamento agli standard di interoperabilità con il Fascicolo Sanitario Elettronico.
La Telemedicina
Nel 2025 sono stati finalizzati tutti gli interventi necessari a rendere operative le Infrastrutture Regionali di Telemedicina (IRT) sviluppate nell’ambito del PNRR. Nella fase di avvio delle IRT, nella prima parte del 2026, le Regioni hanno seguito logiche diverse: alcune hanno dato priorità a patologie ad alta incidenza, in linea con gli indirizzi di AGENAS; altre hanno avviato i servizi nelle strutture sanitarie già coinvolte in progetti di Telemedicina precedenti al PNRR.
La Televisita è il servizio più presente nelle strutture sanitarie (62%), seguita dal Teleconsulto tra strutture ospedaliere (51%) e dal Telemonitoraggio (28%). Tra i professionisti, l’utilizzo dei servizi resta stabile rispetto al 2025: la Televisita è utilizzata dal 29% dei medici specialisti e dei Medici di Medicina Generale, il Teleconsulto dal 38% degli specialisti e dal 32% dei MMG, il Telemonitoraggio dal 28% degli specialisti, dal 29% dei MMG e dall’11% degli infermieri.
“Questi dati devono essere però letti considerando che meno di un terzo dei professionisti ricorre a piattaforme dedicate all’uso sanitario – spiega Cristina Masella, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Nei primi mesi del 2026 gli effetti tangibili degli investimenti del PNRR sulla Telemedicina non si sono ancora manifestati, poiché le IRT risultano attive, ma ancora in fase di diffusione nelle Regioni. Nei prossimi mesi sarà pertanto cruciale avviare interventi di change management per supportare la transizione dei professionisti dalle piattaforme attualmente utilizzate alle nuove IRT, favorendone la piena adozione”.
Anche le farmacie, coinvolte nella ricerca grazie alla collaborazione con Federfarma, svolgono un ruolo rilevante nell’erogazione dei servizi di Telemedicina, ad esempio attraverso servizi di Telerefertazione, come la Telecardiologia e la Teledermatologia, offerte rispettivamente dall’84% e dal 19% delle farmacie. Inoltre, grazie al Protocollo Agenas-Federfarma, le farmacie rurali parteciperanno all’erogazione dei servizi attraverso l’integrazione con le IRT.
AI e professionisti sanitari
La diffusione delle soluzioni di AI a livello aziendale risulta ancora limitata, in tutti gli ambiti: nel clinico-sanitario, ad esempio, le soluzioni di supporto della diagnosi sono presenti solo nell’11% delle strutture sanitarie. Mentre da parte dei professionisti sanitari l’utilizzo è già molto maggiore, spesso attraverso strumenti non aziendali: ad esempio, l’AI a supporto della diagnosi è utilizzata dal 34% dei medici specialisti.
In generale, hanno usato nell’ultimo anno l’AI Generativa il 61% dei medici specialisti (35 punti in più rispetto al 2025), il 61% dei Medici di Medicina Generale (+15 punti) e il 37% degli infermieri (+18 punti). Nella quasi totalità dei casi si tratta di piattaforme generaliste, non progettate per l’uso sanitario.
“I professionisti hanno colto le opportunità offerte dall’AI Generativa, ma questa propensione deve ora essere indirizzata verso soluzioni dedicate all’ambito sanitario – afferma Deborah De Cesare, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Per favorirne un’adozione consapevole, è necessario consolidare l’offerta e rafforzare la sensibilizzazione sui temi del quadro regolatorio e della responsabilità professionale, considerati critici dal 63% dei medici specialisti, dal 65% dei MMG e dal 36% degli infermieri. A questa criticità si associano altri rischi: i professionisti sono consci che gli output dell’AI Generativa dipendono fortemente dal modo in cui viene formulato il prompt e che, in assenza di una buona padronanza di questa competenza, i risultati possono essere fuorvianti. Per mitigare i rischi associati all’AI è necessario sviluppare nuove competenze”.
L’Osservatorio ha individuato quattro aree di competenze complementari. In termini di AI Knowledge –che comprende le conoscenze di base riguardanti l’AI – la più presidiata dai medici specialisti è la consapevolezza che l’AI Generativa possa incorrere in “allucinazioni”, indicata dal 32%, mentre la meno diffusa è la conoscenza del concetto di Explainable AI e delle sue implicazioni regolatorie, ferma all’8%. Nelle AI Abilities – competenze legate all’utilizzo pratico dell’AI – i medici sono più competenti nel valutare se l’utilizzo dell’AI sia appropriato nel singolo caso clinico (29%), meno nel riconoscere contenuti manipolati o generati tramite AI (17%).
Per gli AI Behaviours – le attitudini rispetto a temi etici e deontologici – quasi metà dei medici (49%) è consapevole che il controllo degli output prodotti dall’AI rientra nelle proprie responsabilità professionali, ma solo il 17% si sente adeguatamente preparato a spiegare al paziente che l’AI può essere utilizzata come supporto alle decisioni cliniche che lo riguardano. Infine, l’area dell’AI Leadership – che considera le competenze legate alla gestione di progetti di AI – è poco sviluppata: soltanto il 15% ha competenze su gestione del cambiamento. Complessivamente, solo il 2% dei medici specialisti ha competenze buone o ottime su tutti gli ambiti e appena un terzo ha preso parte a programmi di formazione sul tema.
AI e cittadini-pazienti
Anche dalla ricerca su cittadini e pazienti emerge la crescita al ricorso a piattaforme di AI Generativa generaliste, messe a disposizione dalle Big Tech per temi legati alla salute. Il 36% dei cittadini italiani, coinvolti nella ricerca in collaborazione con Ipsos Doxa, ha già utilizzato questi strumenti, una quota più che triplicata in un anno. Questo aumento si riscontra anche tra i pazienti, coinvolti nella ricerca grazie alla collaborazione con AMR, APMARR, FAND, FederASMA e Onconauti: il 38% utilizza chatbot basati su AI, rispetto al 17% di un anno fa. Lo scopo prevalente tra i cittadini è l’autodiagnosi (per quasi metà) e ottenere una spiegazione dei risultati di esami di laboratorio tra i pazienti.
A questo si aggiunge l’arrivo di soluzioni GenAI sviluppate dagli stessi player del mercato AI, ma dedicate alla salute: il 32% dei cittadini ne ha già sentito parlare (in particolare di ChatGPT Salute) e l’11% dichiara che le utilizzerebbero, in una quota rilevante dei casi solo su indicazione del medico curante. In Europa, la diffusione di queste tecnologie dipenderà dalla compatibilità con AI Act, GDPR e MDR, con un equilibrio ancora da verificare, ma la domanda da parte dei cittadini è già evidente.
“L’adozione dell’AI sta avanzando più rapidamente delle competenze necessarie a garantirne un uso responsabile, efficace e sostenibile – afferma Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Per questo è fondamentale intervenire congiuntamente su formazione, sviluppo delle soluzioni e quadro regolatorio. La diffusione dell’AI Generativa comporta rischi superiori rispetto al fenomeno del ‘Dr. Google: i cittadini ricevono risposte chiare, personalizzate e percepite come affidabili: questo può tradursi in decisioni sulla salute prese in autonomia, senza il necessario supporto di un medico. Occorre, pertanto, riflettere seriamente sul tema dell’alleanza terapeutica tra cittadino/paziente e professionisti sanitari in un’epoca in cui la AI si inserisce prepotentemente in questa delicata e cruciale relazione.”
CCE e FSE
La gestione digitale dei dati clinici a livello aziendale trova nella Cartella Clinica Elettronica lo snodo principale, anche in coerenza con gli obiettivi del PNRR. L’82% delle strutture ha dichiarato di avere una CCE attiva; l’utilizzo tra gli infermieri ha raggiunto il 47% (+6 punti) e tra gli specialisti il 63% (in linea con il 2025). Si osserva chiaramente l’effetto degli interventi legati al PNRR nelle aziende sanitarie pubbliche: tra gli specialisti ospedalieri pubblici il livello di utilizzo della CCE raggiunge il 77%.
Anche l’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico è cresciuto tra i professionisti sanitari: il 48% dei medici specialisti (+4 p.p. rispetto al 2025), il 67% dei MMG (+10 p.p.) e il 30% degli infermieri (+4 p.p.) dichiarano di aver fatto accesso al FSE. Tuttavia, solo il 30% dei medici specialisti e il 20% degli infermieri vi accedono tramite strumenti aziendali (tipicamente la CCE). La mancata integrazione tra i sistemi aziendali e il FSE rappresenta una delle barriere principali al suo utilizzo (espressa da un quarto degli specialisti che non hanno ancora fatto accesso al FSE).
Il 53% degli italiani ha fatto accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico almeno una volta (+11 p.p. rispetto al 2025), un segnale positivo di crescita nell’adozione. Resta tuttavia aperta la questione del consenso: una quota significativa, soprattutto in alcune Regioni, non ha ancora espresso l’autorizzazione alla consultazione dei dati.
“La crescente diffusione e gestione degli standard di interoperabilità tra i principali applicativi a supporto dei processi clinico-assistenziali ospedalieri (come CCE e sistemi dipartimentali) consente oggi, soprattutto negli ospedali pubblici e privati accreditati, di generare dati e documenti nativamente digitali. Tuttavia, la mancata accessibilità o disponibilità di una quota rilevante di dati sul FSE rischia di minarne l’efficacia e rappresenta un collo di bottiglia per un altro strumento ad alto potenziale trasformativo, l’Ecosistema dei Dati Sanitari – spiega Paolo Locatelli, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Questo strumento, la cui responsabilità operativa passerà in capo ad AGENAS dal 2027, sarà il vero tramite che permetterà al patrimonio di dati della Sanità di essere valorizzato nella clinica, nella ricerca e nel governo del sistema sanitario”.
