La sanità digitale italiana è entrata in una fase decisiva. Tra le sfide legate alla sostenibilità del sistema sanitario, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la necessità di rendere realmente interoperabili dati e piattaforme, il settore si trova oggi davanti a un passaggio cruciale: trasformare gli investimenti degli ultimi anni in innovazione concreta e diffusa. È stato questo il filo conduttore di “Healthcare Informatics Connect”, l’evento organizzato da Philips al Luiss Hub di Milano, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, clinici, esperti IT e manager dell’innovazione sanitaria.
Ad aprire i lavori è stato Massimo Angileri, Healthcare Informatics Europe Business Leader di Philips, che ha sottolineato come la trasformazione digitale non possa più essere considerata soltanto un tema tecnologico, ma una leva strategica per ripensare processi, modelli organizzativi e percorsi di cura. «Il vero obiettivo – ha spiegato – è riuscire a trasformare il sistema sanitario attraverso l’utilizzo intelligente dei dati, mantenendo al centro pazienti e operatori». Un percorso che, secondo Angileri, richiede continuità, collaborazione tra pubblico e privato e soprattutto la capacità di lavorare sugli outcome clinici.
Il ruolo delle Regioni e la sfida dell’interoperabilità
Il confronto si è poi spostato sul ruolo delle Regioni, con gli interventi di Andrea Belardinelli, direttore del Settore Sanità Digitale e Innovazione della Regione Toscana, e Giovanni Delgrossi della Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia. Belardinelli ha insistito sulla necessità di costruire una sanità digitale realmente interoperabile, ricordando come il Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenti oggi “il cuore digitale” del sistema sanitario nazionale. Un’infrastruttura indispensabile per valorizzare i dati e rendere possibile il salto verso modelli di cura più integrati.
Nel suo intervento, Belardinelli ha evidenziato anche le criticità che accompagnano questa fase di trasformazione: dalla complessità normativa legata all’European Health Data Space fino alla governance dell’intelligenza artificiale, passando per il tema della cybersicurezza e della qualità dei dati. «L’AI non può essere affrontata soltanto come una tecnologia – ha spiegato – ma come un cambiamento che coinvolge processi, responsabilità e modalità operative». Un richiamo condiviso da molti dei relatori intervenuti nel corso della giornata.
Sostenibilità, integrazione e governance dei dati
La tavola rotonda dedicata alla sostenibilità della sanità digitale italiana ha messo in evidenza quanto il tema dell’integrazione sia oggi centrale. Damiano Caruso, vicepresidente della sezione Radiologia Informatica e IA della SIRM, ha ricordato come la crescente complessità dei dati clinici renda indispensabile un lavoro condiviso tra professionisti sanitari, aziende tecnologiche e strutture ospedaliere. Marco Foracchia, presidente AISIS e CIO dell’Azienda USL di Reggio Emilia, ha invece posto l’attenzione sulla difficoltà di far dialogare centinaia di sistemi e piattaforme differenti presenti negli ospedali italiani.
Secondo Foracchia, il problema non riguarda più soltanto l’adozione delle tecnologie, ma la loro capacità di integrarsi in modo efficace nei processi clinici e organizzativi. Una riflessione ripresa anche da Umberto Nocco, presidente AIIC, che ha sottolineato come la sostenibilità non possa essere letta esclusivamente in termini economici, ma debba includere la capacità di governare nel tempo le tecnologie introdotte negli ospedali.
AI, radiologia e nuovi modelli organizzativi
Uno dei momenti più seguiti dell’evento è stato il keynote internazionale di Woojin Kim, Chief Strategy Officer e Chief Medical Information Officer di HOPPR e Chief Medical Officer dell’American College of Radiology Data Science Institute. Kim ha offerto una panoramica sulle principali tendenze dell’intelligenza artificiale applicata alla radiologia, dai foundation model agli agentic AI.
Secondo l’esperto statunitense, il settore sta entrando in una nuova fase in cui l’AI non sarà più soltanto uno strumento di supporto, ma un sistema in grado di orchestrare attività, processi e decisioni cliniche. Kim ha mostrato esempi concreti di utilizzo dell’AI generativa nella produzione automatica di report radiologici, ma ha anche richiamato l’attenzione sui limiti ancora aperti: bias nei dati, allucinazioni dei modelli e necessità di una supervisione clinica costante. «La tecnologia da sola non basta – ha spiegato –: servono workflow chiari, dati affidabili e una governance forte».
Dario Arfelli, Philips: “Meno infrastruttura, più intelligenza”
Particolarmente rilevante l’intervento di Dario Arfelli, Business Marketing Leader Radiology Informatics di Philips, che ha provato a sintetizzare le grandi trasformazioni in atto nel mondo dell’imaging diagnostico. Per Arfelli, il futuro della radiologia sarà caratterizzato da “meno infrastruttura e più intelligenza”, con un progressivo spostamento verso modelli cloud-native e servizi sempre più integrati.
Nel suo intervento, Arfelli ha evidenziato come il settore debba oggi fare i conti con una crescente carenza di professionisti, con l’aumento della complessità dei dati e con costi infrastrutturali sempre più elevati. «Più cresce l’innovazione, più cresce la complessità – ha osservato – e senza automazione tutto rischia di diventare ingestibile». Da qui la necessità di semplificare i processi, utilizzare piattaforme interoperabili e adottare modelli cloud capaci di garantire maggiore flessibilità e sicurezza.
Secondo Arfelli, la vera svolta sarà rappresentata dall’integrazione tra cloud, AI e workflow clinici intelligenti. Philips sta lavorando in questa direzione attraverso piattaforme in grado di orchestrare algoritmi, immagini, dati clinici e strumenti diagnostici all’interno di un ecosistema unico. Un approccio che punta a ridurre il carico amministrativo e operativo dei radiologi, lasciando più tempo all’attività clinica e alla relazione con il paziente.
L’AI nella pratica clinica quotidiana
Molto concreto anche il confronto tra Davide Ippolito, responsabile della Radiologia d’Urgenza e Imaging Innovativo della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, e Salvatore Scaramuzzino, direttore dell’Ingegneria Clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità di Novara.
Ippolito ha riportato il dibattito sul piano della pratica clinica quotidiana, spiegando come l’intelligenza artificiale sia già oggi presente nel lavoro dei radiologi, spesso in modo invisibile. «L’AI non è un sì o un no – ha spiegato – ma uno strumento che deve aiutarci a migliorare le performance e ad alleggerire le attività ripetitive». Per il radiologo, il vero valore dell’intelligenza artificiale sta nella possibilità di automatizzare task a basso valore aggiunto, standardizzare procedure e migliorare l’efficienza del workflow.
Tra gli esempi citati, l’utilizzo di sistemi capaci di riconoscere automaticamente il paziente, impostare i protocolli di acquisizione delle immagini e supportare il radiologo nell’identificazione dei casi più critici. «Noi abbiamo studiato dieci anni medicina per curare le persone, non per misurare manualmente ogni singolo parametro», ha osservato Ippolito, sottolineando come la tecnologia debba restituire tempo e qualità al lavoro clinico.
Dal canto suo, Scaramuzzino ha posto l’accento sulle difficoltà operative e regolatorie che accompagnano l’implementazione delle nuove tecnologie negli ospedali italiani. Privacy, integrazione con i sistemi esistenti, gestione dei dati e complessità delle gare pubbliche rappresentano ancora ostacoli significativi. «La vera sfida – ha spiegato – non è soltanto acquistare una tecnologia, ma riuscire a integrarla nei processi clinici e organizzativi». Per questo motivo, secondo Scaramuzzino, le competenze richieste ai professionisti dell’innovazione sanitaria stanno cambiando rapidamente: non più soltanto tecnici o responsabili IT, ma veri e propri “operation manager” capaci di leggere processi, individuare criticità e guidare il cambiamento.
Verso un ecosistema sanitario integrato
Il messaggio emerso dalla giornata milanese è chiaro: la sanità digitale non può più essere affrontata come una somma di progetti isolati o di singole tecnologie. L’interoperabilità dei dati, l’intelligenza artificiale e i nuovi modelli cloud rappresentano strumenti fondamentali, ma il loro impatto dipenderà dalla capacità di costruire ecosistemi condivisi, sostenibili e realmente centrati sui bisogni di pazienti e operatori.
In questo scenario, il ruolo delle aziende tecnologiche, delle istituzioni e dei professionisti sanitari sarà quello di collaborare per trasformare l’innovazione in pratica clinica quotidiana. Una sfida che, come emerso nel corso dell’evento Philips, non riguarda soltanto il futuro della tecnologia, ma il futuro stesso dei sistemi sanitari.
