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    L’AI in sanità fa risparmiare 16 giorni l’anno ai clinici

    By Redazione BitMAT16 Giugno 20265 Mins Read
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    Il Future Health Index 2026 di Philips mostra come l’intelligenza artificiale stia migliorando efficienza, sicurezza e qualità delle cure, nonostante le lacune nella formazione

    DatAIMed-formazione-medici-sanità-AI in sanità

    Oltre 16 giorni lavorativi recuperati ogni anno: è questo il tempo che l’intelligenza artificiale permette già oggi di risparmiare ai professionisti sanitari, con un impatto diretto sulla capacità di assistere più pazienti e migliorare l’organizzazione delle cure. Tuttavia, tra carenze nella formazione e infrastrutture ancora frammentate, molti sistemi sanitari rischiano di non riuscire a sfruttarne appieno il potenziale.

    È quanto emerge dalla undicesima edizione del Future Health Index 20261, lo studio promosso da Philips sulle principali tendenze del settore, basato sulle opinioni di oltre 2.000 professionisti sanitari e 20.000 pazienti in diversi Paesi del mondo2.

    I risultati del report evidenziano come l’intelligenza artificiale stia già trasformando concretamente l’erogazione dell’assistenza, contribuendo a un modello sempre più ibrido e collaborativo. Oggi quasi due terzi dei medici (65%) dichiarano di aver aumentato l’utilizzo degli strumenti di IA sul luogo di lavoro, con benefici misurabili. In termini di tempo, il 46% dei professionisti sanitari afferma di risparmiare almeno 132 ore all’anno, pari a oltre tre settimane lavorative, mentre uno su due (50%) segnala una maggiore capacità di assistere più pazienti (in media otto in più alla settimana). Il tempo recuperato viene reinvestito in attività cliniche a maggiore valore e nella relazione con i pazienti, modificando profondamente il modo in cui l’assistenza viene organizzata ed erogata.

    Sottolinea Shez Partovi, Chief Innovation Officer di Philips: “È molto incoraggiante vedere come l’intelligenza artificiale stia già facendo una differenza tangibile nella pratica clinica quotidiana, sia per i professionisti sia per i pazienti. Stiamo osservando risparmi di tempo significativi, una maggiore capacità di cura e un miglioramento del benessere lavorativo. L’AI è uno strumento pensato per supportare i professionisti sanitari, permettendo loro di concentrarsi su ciò che conta davvero: le decisioni cliniche e l’assistenza ai pazienti. Allo stesso tempo, molti sistemi sanitari sono ancora nelle fasi iniziali di questo percorso, e resta molto da fare in termini di infrastrutture e formazione”.

    Automatizzando attività ripetitive e semplificando i flussi di lavoro, l’intelligenza artificiale contribuisce anche a ridurre il carico cognitivo ed emotivo dei clinici. Quasi la metà dei professionisti (49%) dichiara una riduzione dello stress legato al lavoro, mentre il 65% segnala una maggiore fiducia nei processi decisionali. Un dato particolarmente significativo riguarda la sicurezza clinica: il 39% del personale sanitario afferma che l’AI ha già contribuito a individuare o prevenire potenziali errori medici almeno tre volte negli ultimi tre mesi.

    Commenta Ami Bhatt, Chief Innovation Officer dell’American College of Cardiology: “I clinici stanno iniziando a percepire l’intelligenza artificiale non come una tecnologia astratta, ma come uno strumento in grado di incidere concretamente sulla sicurezza clinica”.

    Nonostante i benefici, l’adozione dell’intelligenza artificiale mette in luce importanti criticità nella capacità organizzativa dei sistemi sanitari. Se da un lato alcune realtà stanno già registrando ritorni significativi, dall’altro molte faticano a superare la fase pilota. L’integrazione dell’AI nei percorsi di cura rimane complessa, soprattutto in presenza di sistemi informativi frammentati e di una limitata interoperabilità, che rendono difficile una diffusione uniforme delle soluzioni tra team e contesti clinici.

    Sebbene una parte rilevante dei professionisti sanitari ritenga che il management stia adottando le giuste misure per implementare l’AI (59%), emergono forti lacune nella formazione. Circa sette professionisti su dieci (70%) segnalano infatti programmi formativi inadeguati, incoerenti o del tutto assenti. Le principali esigenze riguardano la capacità di verificare l’accuratezza delle raccomandazioni dell’AI, lo sviluppo di competenze tecniche e la comprensione delle responsabilità legali associate al suo utilizzo.

    Nel complesso, i risultati delineano un settore sanitario in piena trasformazione: l’intelligenza artificiale sta già ridefinendo l’erogazione delle cure, ma il livello di adozione varia significativamente tra organizzazioni e contesti. La fase successiva dipenderà dalla capacità di implementare e integrare efficacemente queste tecnologie, garantendo formazione adeguata, leadership clinica, governance chiara e supporto organizzativo. Solo così sarà possibile favorire un utilizzo diffuso e consapevole dell’AI, liberando tempo per l’assistenza ai pazienti e per attività cliniche a maggiore valore.

    Parallelamente, anche i pazienti stanno assumendo un ruolo sempre più attivo. Il 74% dei clinici segnala che i pazienti arrivano alle visite già informati grazie all’intelligenza artificiale, mentre il 63% li considera partner fondamentali nei modelli di cura sempre più estesi e collaborativi. Inoltre, oltre la metà dei pazienti (56%) prevede che l’AI li aiuterà a partecipare in modo più attivo alla gestione della propria salute nei prossimi anni.

    Dichiara Carla Goulart Peron, Chief Medical Officer di Philips: “Il tempo recuperato non si traduce solo in una maggiore efficienza operativa. Molti clinici segnalano una riduzione dello stress e un miglior equilibrio tra vita professionale e personale. Anche i pazienti ne traggono benefici concreti, grazie a interazioni di maggiore qualità e a più tempo dedicato all’ascolto e al dialogo. La fiducia si costruisce attraverso la relazione umana: poter dedicare più tempo a questi momenti rappresenta un valore aggiunto per tutti”.

    Note

    1. Per ulteriori informazioni o per scaricare il rapporto globale completo Future Health Index 2026, è possibile consultare il seguente link: www.philips.com/futurehealthindex-2026

    2.  In particolare, gli esperti e i pazienti coinvolti nello studio provengono da Arabia Saudita, Brasile, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Olanda, Regno Unito e Stati Uniti.

    Future Health Index 2026 Philips
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