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    Dottor AI: oltre il 70% degli italiani usa l’AI per la salute

    By Redazione BitMAT15 Giugno 20264 Mins Read
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    La sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo

    Dottor AI-cerba

    L’intelligenza artificiale fa ormai parte del rapporto quotidiano degli italiani con la salute. Oltre 7 persone su 10 dichiarano infatti di utilizzare almeno occasionalmente strumenti basati sull’AI per cercare informazioni sanitarie: il 43,9% lo fa direttamente, il 21,6% in modo saltuario e un ulteriore 7% utilizza le risposte AI integrate nei motori di ricerca. Un trend che è destinato a rafforzarsi in futuro, visto che a trainare l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario è la fascia under 50, dove gli utilizzatori almeno occasionali sfiorano l’89%. Oltre 2 italiani su 3, inoltre, pensano che in futuro utilizzeranno di più l’AI per temi sanitari, mentre le posizioni di totale chiusura risultano minoritarie (solo l’11,5% esclude questa possibilità).

    È quanto emerge dal sondaggio “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”, promosso da Cerba HealthCare Italia su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani.

    Commenta Marco Daturi, Chief Marketing Officer: «La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale. Per questo la sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo. Dopo Google, la nuova frontiera della fiducia sanitaria passa dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Per anni abbiamo lavorato sulla SEO per aiutare le persone a trovare contenuti affidabili sui motori di ricerca. Oggi dobbiamo fare un passo in più: lavorare sulla GEO, cioè ottimizzare la presenza e la citabilità da parte delle AI generative, in modo che anche le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti corrette, chiare e autorevoli. La vera domanda, dunque, non è se le persone useranno l’AI per la salute: lo stanno già facendo. La domanda è chi alimenterà quelle risposte, e noi ci saremo».

    Più nel dettaglio, dalle risposte raccolte emerge che le principali motivazioni che spingono gli utenti a consultare l’AI riguardano la comprensione dei sintomi e dei disturbi (39% delle menzioni) e l’interpretazione di esami o referti (30%), che insieme rappresentano circa sette utilizzi su dieci. Più distanziate risultano invece le ricerche relative a farmaci e terapie o alla valutazione dell’opportunità di rivolgersi a un medico. Tra i più giovani prevale la ricerca di spiegazioni immediate sui sintomi, mentre dopo i 50 anni cresce il ricorso all’AI per leggere referti ed esami clinici.

    Il rapporto con questi strumenti appare caratterizzato anche da un livello di fiducia elevato: tra chi utilizza l’AI per temi di salute, il 57% dichiara di fidarsi abbastanza delle informazioni ricevute e oltre il 41% afferma di fidarsene molto. La diffidenza risulta residuale e si concentra soprattutto tra chi non utilizza mai questi strumenti. In particolare, tra i non utilizzatori, circa sette persone su dieci indicano proprio la mancanza di fiducia come principale motivo del rifiuto.

    L’indagine evidenzia inoltre una forte componente emotiva associata all’utilizzo dell’AI sanitaria. Oltre l’81% degli utenti dichiara di essersi sentito rassicurato spesso dalle risposte ricevute, mentre un ulteriore 18% riferisce che ciò accade almeno qualche volta. Allo stesso tempo, circa un terzo afferma di essersi preoccupato almeno occasionalmente dopo aver consultato questi strumenti, segnale di un rapporto che non è solo informativo ma anche, appunto, emotivo.

    La ricerca ha poi indagato un altro tema che diventa cruciale quando le AI entrano nel campo dell’informazione sanitaria: quello della mediazione clinica.

    Le risposte evidenziano che al consulto con il “Dottor AI” non segue quasi mai un confronto con il proprio medico: solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un professionista sanitario le informazioni ricevute tramite l’AI, dato che suggerisce come questi strumenti vengano vissuti prevalentemente come un supporto autonomo e personale, mentre la distanza tra salute digitale e sistema sanitario resta ampia.

    L’AI sanitaria viene percepita come utile da 7 intervistati su 10, e quasi il 58% dichiara che probabilmente si fiderebbe di più dell’AI se questa fosse integrata o supervisionata da medici reali. Allo stesso tempo, la maggioranza degli italiani non ritiene realistico uno scenario di sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale: oltre il 70% esclude o non considera probabile questa ipotesi. Tuttavia, quasi tre persone su dieci riconoscono almeno un rischio potenziale.

    Infine, al netto di marcate differenze generazionali, è ormai assodato che per la maggioranza degli italiani (58%) la salute non passa più da una sola fonte, ma da un insieme di strumenti, persone e canali informativi. Nessun intervistato indica l’intelligenza artificiale come unica fonte autorevole in ambito sanitario, ma la sua presenza è ormai un dato di fatto, ed è destinata a crescere.

    «Leggo questi dati come il segnale di un cambiamento profondo nel comportamento delle persone – conclude Daturi –. L’intelligenza artificiale è già diventata un nuovo punto di contatto tra cittadini e salute: non sostituisce il medico, ma entra prima, durante e dopo il rapporto con il sistema sanitario. Per questo le aziende della salute non possono più limitarsi a comunicare online: devono essere presenti, autorevoli e comprensibili anche negli ecosistemi informativi generati dall’AI».

    Cerba HealthCare Italia
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