Durante il convegno “Salute 4.0, I percorsi dell’innovazione”, organizzato da Motore Sanità, si è parlato del futuro della sanità, alle prese con una rivoluzione epocale

Siamo nell’era della quarta rivoluzione, caratterizzata da un crescere esponenziale dell’impiego delle tecnologie, con un proliferare della connettività, che porta ad una crescita esponenziale dei dati e a una necessità di elaborarli per promuovere modelli di sviluppo più efficienti e più sani.

Se la digitalizzazione è un fenomeno assolutamente trasversale, anche il mondo medico e della salute non ne è esente, tanto è vero che si parla di Sanità 4.0 proprio a sottolineare il processo mediante il quale anche il mondo sanitario si attrezza per affrontare le nuove sfide della digitalizzazione. In Italia uno dei modelli d’eccellenza è senza dubbio rappresentato dalla Regione Lombardia, dove si è svolto l’evento “Salute 4.0 – I percorsi dell’Innovazione” organizzato da Motore Sanità in collaborazione con Lombardia Informatica e con il Patrocinio di Regione Lombardia, AGID, AIOP, della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, di Federfarma Lombardia, di FIMMG Lombardia e dell’Istituto Superiore di Sanità.

Regione Lombardia ha già cominciato il suo percorso tecnologico e l’Assessore al Welfare della Regione Giulio Gallera fa sapere che l’intenzione è quella di proseguire in questa direzione utilizzando sempre di più i Big Data per una personalizzazione delle cure e dell’assistenza, nell’ottica di una presa in carico complessiva della persona e di migliorare sempre più il servizio offerto ai cittadini.

“La nuova frontiera – dichiara l’Assessore – è proprio quella di sviluppare al massimo quello che l’innovazione tecnologica mette a disposizione oggi, sia nella logica della presa in carico del paziente sul territorio soprattutto in un momento in cui medici e pediatri sono sempre meno. Per questo il tema della telemedicina è assolutamente fondamentale, senza dimenticarsi il rinnovo del parco tecnologico all’interno degli ospedali affidandoci a macchine straordinarie che hanno al loro interno implementata l’intelligenza artificiale e che hanno altrettanto costi straordinari.

La giunta regionale – sottolinea l’Assessore – ha destinato fondi importanti, appunto, per il rinnovo dei macchinari, 40mln di euro e ha inoltre avviato l’espansione dell’utilizzo della cartella elettronica in tutti gli ospedali, stiamo inoltre preparando una delibera nelle prossime settimane che definisce le modalità di telemedicina per i medici di medicina di base, quindi l’utilizzo dell’innovazione per ridurre i tempi delle liste d’attesa e mettere sempre più al centro i MMG nella presa in carico e nella gestione del paziente. Tutte azioni importanti per utilizzare al meglio l’innovazione tecnologica per migliorare le cure, la presa in carico del paziente e per rendere più sostenibile il sistema”.

“Negli ultimi anni si è avuto un aumento di più del 200% dei pazienti che hanno 4 o più patologie. In regione siamo riusciti a stratificare la popolazione definendo un modello di presa in carico a cui Abbiamo però creato dei processi quello che poi è stata definita gestione della presa in carico, ed abbiamo utilizzato il piano assistenziale individuale, che non è che una sintesi del percorso che l’assistito deve fare in un anno, un approccio diverso rispetto al pdt. A cui però non è corrisposta una ristrutturazione della medicina generale”.

“Il futuro vedrà sempre più lo sviluppo di modelli di innovazione – afferma Roberto Soj, direttore generale Lombardia Informatica – caratterizzati da una forte convergenza, combinando le nuove tecnologie emergenti dai vari settori (prodotti e servizi) all’interno di modelli integrati di servizi alla persona”.

Il processo però non riguarda solo la mera adozione di tecnologia perché deve essere fatto un salto a livello culturale che comprenda nuovi modelli di finanziamento, modelli organizzativi e strategie di implementazione/cambiamento a partire da progetti pilota, in un contesto di piena collaborazione tra sistema pubblico e privato per creare un nuovo ecosistema capace di dirigere questo passaggio epocale.

Il modello Lombardo

Regione Lombardia, da qualche anno, sta realizzando una riforma organizzativa del Sistema sanitario regionale per meglio rispondere ai bisogni della popolazione. Il progetto di “presa in carico” del soggetto con patologia cronica ha, necessariamente, coinvolto la Medicina generale e tutti gli attori del sistema che intervengono nel percorso di presa in carico tra cui gli ospedali e le farmacie. Tale modello si diversifica da quello Veneto, Emiliano e Toscano nell’utilizzo importante della tecnologia per una presa in carico integrata e sicura. “La Sanità lombarda è un punto di riferimento non solo per le altre regioni italiane, ma anche a livello internazionale – spiega Emanuele Monti, Presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia – innovazione e competenza sono le parole chiave che ben rappresentano il lavoro che come Regione stiamo portando avanti per migliorare sempre di più un sistema che già rappresenta un’eccellenza. Ma proprio perché noi intendiamo un primato non come un punto di arrivo, ma di partenza per fare sempre meglio, l’obiettivo è quello di proseguire per garantire ai cittadini un servizio sempre di maggiore qualità”.

L’innovazione nella sanità però non può prescindere da una stretta cooperazione tra mondo Pubblico e Privato.

“L’eccellenza del sistema lombardo – dichiara Dario Beretta, Presidente AIOP Lombardia – è basata su tre principi fondamentali: rispetto della dignità della persona; Libertà di scelta del cittadino per dove farsi curare; Piena parità di diritti e di doveri tra soggetti di diritto pubblico e di diritto privato che operano all’interno del S.S.L. I dati della Regione Lombardia, per l’attività di ricovero ed ambulatoriale, confermano che l’integrazione tra erogatori pubblici e privati ha portato in tutti questi anni il Sistema Sanitario Lombardo ad un continuo miglioramento delle prestazioni erogate. Il Programma Nazionale Esiti, strumento che permette di valutare la qualità delle prestazioni sanitarie –conclude l’esperto -evidenzia elevati livelli di performance sia delle Strutture Sanitarie Pubbliche che Private con indicatori di outcome clinici molto spesso superiori a quelli nazionali”.

Le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione o ICT nel mondo della sanità

L’apporto più importante che la tecnologia ha portato nella vita quotidiana è stato di introdurre una capacità comunicativa unica. Infatti dall’avvento di internet prima e dei telefoni cellulari poi non esistono più limiti spaziali per condividere informazioni anche in tempo reale. La comunicazione gioca un ruolo fondamentale in quasi tutti gli aspetti della sanità ed è quindi obbligatorio il passo che conduce verso le ICT.

La comunicazione è fondamentale per la medicina territoriale, spesso la “prima linea” del SSN ed è quindi fondamentale un’innovazione tecnologica, come sottolineato da Massimo Magi, Segretario Regionale FIMMG Marche, Presidente NUSA Servizi:” In una recente indagine condotta dal Centro Studi Nazione FIMMG e dall’ Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, risulta come i Medici di Famiglia siano interessati ad investire sulla diagnostica di primo livello, dotata del possibile supporto di telerefertazione, per renderla disponibile nel proprio studio medico; l’83% già utilizza o vorrebbe utilizzare l’elettrocardiografia, l’82% la spirometria, il 75% l’holter pressorio, il 69% l’holter cardiaco, il 67% la teledermatologia. Per queste opportunità quasi il 50% degli intervistati è disponibile ad investire mensilmente una cifra che oscilla tra i 100 € e i 150 € al mese. Inoltre il trend di investimento della categoria nel digitale si conferma in stabile incremento in questi anni con una previsione di spesa complessiva nel 2019, proiettata sull’intera professione, superiore allo scorso anno di circa 2,7 milioni di euro. Questi numeri sono destinati ad avere un rapido incremento a seguito del ricambio generazionale che sta coinvolgendo l’area professionale della medicina di famiglia”.

La tecnologia al servizio del paziente cronico

Il paziente considerato cronico ha bisogno di monitoraggi costanti, spesso però i pazienti cronici sono anche pazienti fragili e che quindi hanno grandi difficoltà nello spostarsi verso i centri diagnostici, ed è proprio qui che la tecnologia può giocare un ruolo fondamentale.

La Lombardia in merito ha già compiuto diversi passi in avanti ed è pronta a compierne ancora, come sottolineato da Francesco Ferri, Presidente di Lombardia Informatica, intervenuto sul tema della presa in carico del paziente cronico: “Secondo il modello lombardo, la presa in carico del paziente cronico si attua lungo due direttrici: il superamento della frammentazione del percorso di cura – promuovendo un’integrazione operativa di tipo funzionale fra gli erogatori di servizi sanitari e sociosanitari – e l’avvio di una nuova piattaforma organizzativa e tecnologica per la gestione delle cronicità, riconducibile agli approcci di Population health management. La sfida lombarda per la Riforma della Cronicità vede Lombardia Informatica parte attiva, dall’analisi del Patrimonio Informativo dei dati all’utilizzo di nuove tecnologie digitali innovative, intelligenza artificiale, big data, IoT, evolve l’infrastruttura esistente verso un sistema che garantisce le necessarie connessioni e interdipendenze dei flussi informativi fra i diversi attori del sistema sanitario consentendo di perseguire benefici organizzativi, di risparmio di spesa, di qualità delle cure e percezione del servizio sanitario”.

Un ruolo fondamentale dovrà essere svolto, come già accade per moltissimi altri aspetti, dai medici di medicina generale. “La medicina generale sta facendo propri gli strumenti per governare il cambiamento – afferma Gabriella Levato, Segretario generale regionale FIMMG – per realizzare l’integrazione tra i diversi attori coinvolti nel percorso di cura del nostro assistito sia esso un paziente cronico ma anche un assistito che necessita di una azione solo preventiva e per portare realmente sul territorio quei servizi indispensabili per passare dalla cura al prendersi cura; tutto questo forti della relazione forte che abbiamo con ogni nostro singolo assistito. Naturalmente bisogna avere una parte pubblica lungimirante che veda la medicina generale come una risorsa e che investi sulla medicina generale ma, questo, mi sembra che questa regione lo stia facendo anche se, forse, a volte timidamente”.

La cronicità e il possibile contributo del privato accreditato

Quando si parla di sanità pubblica e sanità accreditata non si parla di due realtà del tutto differenti, poiché sono facce della stessa medaglia. Quindi è giusto e doveroso una giusta cooperazione che porti un miglior servizio al paziente. Argomento su cui è intervenuto Bruno Biagi, Vice presidente nazionale AIOP: “Le patologie croniche stanno assumendo le caratteristiche di un’epidemia e pongono enormi sfide a tutti i sistemi di Welfare. Un terzo degli adulti in EU dichiara di avere una malattia cronica; un quarto riferisce di avere un impedimento alle normali attività giornaliere dovuto alla malattia. Il 60% degli over 75, invece, dichiarano di avere delle limitazioni. Eclatanti anche le differenza per fattori sociali –prosegue Biagi -reddito e titolo di studio in testa. Se il 16% delle persone con reddito medio alto dichiara di avere disabilità, il numero raddoppia al 30% per quelle a basso reddito e scolarità. La non autosufficienza – continua il Vice presidente AIOP – è particolarmente elevata tra le persone oltre i 60anni. Nel 2000, ben 5.1 milioni di italiani vivevano in condizioni di demenza; nel 2018, 9.1 milioni; mentre nel 2040 il numero salirà a 14.3 milioni. L’assistenza residenziale in Italia è tra le più basse in EU, 18.1 posti letto per 100.000 abitanti, con una spesa complessiva per long term care di circa 36 miliardi di Euro rispetto alla Francia che ne spende circa 78 miliardi. Come affrontare questa sfida? – si chiede Biagi -. Innanzitutto, superando i pregiudizi ideologici che rendono difficile al privato accreditato di poter essere parte integrante e riconosciuta nella soluzione del problema, sfruttando la sua capacità di adattamento e rapidità di azione. Nello specifico, occupare spazi che vanno dal ricovero in ambiente ospedaliero, al long term care, ma anche sviluppare l’area dell’assistenza domiciliare con modelli organizzativi che combinino l’efficacia prestazionale e l’efficienza gestionale”.

L’Intelligenza artificiale, il futuro nella medicina

L’intelligenza artificiale è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana. Quindi non è una macchina in grado di pensare per conto suo, ma una macchina in grado di svolgere compiti logici estremamente complessi, come analizzare dati di ricerca, smistare le chiamate del 118 o semplicemente semplificare la vita di tutti i giorni dei medici.

“Nella medicina generale – afferma Marco Clerici, Consulente Clinico del programma FBK per la Salute – probabilmente l’innovazione percepita come più necessaria potrebbe essere proprio l’introduzione di applicazioni di I.A. che, processando il linguaggio naturale, creino un’interfaccia in grado di interagire in modo flessibile con il medico. Dal punto di vista della ricerca in medicina generale probabilmente applicazioni di I.A. in grado di identificare nuovi sottoinsiemi fenotipici di multimorbilità complessa saranno fondamentali per lo sviluppo della medicina di precisione”. Per introdurre l’I.A. nella medicina sarà necessario anche un lavoro di formazione sia per addetti ai lavori che per i pazienti.

Tecnologia e prevenzione: nasce la Prevenzione 4.0

Non si può parlare di medicina senza parlare al contempo di prevenzione, quindi le nuove tecnologie che andranno a formare la Medicina 4.0 non potranno che essere accompagnate dal cambiamento nel modo di interpretare ed applicare la prevenzione. “La tutela della salute dispone oggi di strumenti e tecnologie che permettono di conoscere lo stato di salute dei singoli – afferma Silvia Lopiccoli, Vice Presidente Sezione SiTI Lombardia – e delle collettività, di diffondere capillarmente informazioni e messaggi che promuovano comportamenti per la salute, di conoscere tempestivamente le situazioni e i contesti che si configurano come pericoli immediati per la popolazione”.

Alcuni strumenti sono già in uso in Regione Lombardia, come: PRO.SA. (banca dati on line nazionale di progetti, interventi e politiche di prevenzione e promozione della Salute); SIAVR (Sistema Informativo Anagrafe Vaccinale Regionale); MAINF (gestisce tutte le segnalazioni di malattie infettive in Regione Lombardia); Ma.P.I. (Malattie Professionali Infortuni). “L’impegno dei servizi per la prevenzione – conclude Lopiccoli – è quello di rendere i dati e le informazioni fruibili in tempo reale (implementazione, chiarezza, appropriatezza…) e di utilizzare al meglio gli strumenti di comunicazione attualmente disponibili come i social network”.