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    Il CHC MontLégia riduce il rumore della terapia intensiva grazie a Ascom

    By Redazione BitMAT31 Marzo 20266 Mins Read
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    Oggi l’ospedale ha migliorato la gestione degli allarmi clinici e le condizioni di lavoro del personale sanitario, favorendo un ambiente di cura più sicuro anche per i pazienti.

    CHC MontLégia

    Grazie alla soluzione Ascom di Clinical Alarm Management integrata con smartphone della gamma Myco, il CHC MontLégia – principale ospedale della città di Liège in Belgio, con i suoi 720 posti letto convenzionali e 120 giornalieri, ha ridotto significativamente i livelli medi di rumore nell’unità di terapia intensiva per adulti.

    Il reparto di MontLégia dispone di 48 posti letto suddivisi in due unità da 24 letti e, come molte simili unità di terapia intensiva nel mondo, si trovava ad affrontare un problema crescente legato all’eccessivo rumore generato da dispositivi medici, attività del personale e allarmi provenienti da monitor, pompe e ventilatori.

    Oggi l’ospedale ha migliorato la gestione degli allarmi clinici e le condizioni di lavoro del personale sanitario, contribuendo a creare un ambiente di cura più sicuro anche per i pazienti.

    La sfida

    I livelli sonori dell’ospedale superavano ampiamente le soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – 35 dB durante il giorno e 30 dB di notte – e ciò causava effetti negativi sui pazienti e sul personale sanitario.

    Spiega Francesco Deventi, Country Manager Ascom Italia: “In terapia intensiva, il rumore non rappresenta solo un problema di comfort ma anche di sicurezza clinica. Il flusso costante di allarmi provenienti dai dispositivi medici può generare fenomeni di alarm fatigue e desensibilizzare il personale sanitario di fronte a un numero elevato di notifiche, molte delle quali non richiedono un intervento immediato”.

    Nel tempo, questa situazione può portare a un aumento dello stress, difficoltà di concentrazione e allungamento dei tempi di risposta agli eventi realmente critici da parte del personale e, aggiunge Deventi: “L’esposizione prolungata al rumore aumenta per il paziente il rischio di sviluppare il cosiddetto ‘delirium da ICU’, condizione grave che ha impatto negativo sulla durata della degenza, sul rischio di riammissione, sulle capacità cognitive del paziente e persino sulla mortalità”.

    La soluzione

    La piattaforma di Clinical Alarm Management raccoglie gli allarmi provenienti dai vari dispositivi medici e li filtra sulla base di regole definite insieme al team clinico dell’ospedale. Solo gli allarmi ritenuti realmente rilevanti vengono inoltrati allo smartphone Myco in dotazione all’infermiere responsabile, e ciò riduce il numero di notifiche inutili e il sovraccarico informativo per il personale sanitario.

    Molti allarmi, in particolare quelli legati alla pulsossimetria, possono essere generati da artefatti temporanei. Per questo la soluzione è stata configurata con un breve ritardo di cinque secondi, che consente di evitare l’inoltro di notifiche non persistenti e ridurre ulteriormente il numero di falsi allarmi.

    Sul dispositivo mobile, l’infermiere può accettare l’allarme, diventando responsabile delle eventuali ricorrenze successive, oppure rifiutarlo o non intervenire. In quest’ultimo caso, il sistema attiva automaticamente un meccanismo di escalation: dopo 60 secondi la notifica viene inoltrata a un infermiere di riserva e, se necessario, a una rete di sicurezza più ampia, garantendo che gli eventi critici trovino sempre un operatore disponibile anche nei momenti di maggiore carico di lavoro.

    Durante la fase di implementazione, il team tecnico dell’ospedale ha inoltre sperimentato diversi modelli organizzativi per la gestione degli allarmi. Inizialmente è stata testata una mappatura dinamica tra le stanze dei pazienti e i dispositivi mobili, successivamente sostituita da una mappatura stabile delle stanze ai dispositivi Myco (ad esempio stanze 1–3 associate a Myco #1, 4–6 a Myco #2).

    Per evitare notifiche superflue quando il personale è già accanto al paziente, sono stati inoltre installati tag NFC all’ingresso delle stanze, che disabilitano temporaneamente l’inoltro degli allarmi quando un infermiere entra nella stanza. In questo modo si evitano escalation automatiche non necessarie.

    Poiché uno degli obiettivi principali del progetto era la riduzione del rumore in reparto, gli smartphone sono stati configurati per utilizzare principalmente vibrazione e segnali luminosi, limitando al minimo le notifiche sonore e contribuendo a creare un ambiente di cura più silenzioso.

    Le stesse informazioni cliniche sono inoltre disponibili su dashboard desktop presso le postazioni infermieristiche del reparto, dove gli operatori possono visualizzare sui monitor l’andamento dei parametri vitali e analizzare gli allarmi anche quando si trovano lontano dal letto del paziente.

    I risultati dello studio condotto presso la struttura

    Pur non eliminando completamente il problema – poiché i livelli minimi e massimi sono rimasti simili e le medie notturne continuano a superare le soglie raccomandate dall’OMS – la soluzione ha rappresentato un passo concreto verso la riduzione del rumore e una gestione più intelligente degli allarmi clinici, contribuendo a migliorare le condizioni operative del personale e l’ambiente di cura per i pazienti.

    Uno studio condotto presso l’ospedale in seguito all’implementazione della soluzione ha evidenziato infatti una riduzione statisticamente significativa dei livelli medi di rumore, passati da 48,04 ± 4,86 dB a 44,21 ± 3,55 dB (p=0,02).

    Il nuovo modello e approccio organizzativo per la gestione degli allarmi ha contribuito inoltre a ridurre il carico cognitivo durante i cambi di turno e a diminuire tempi di configurazione ed errori operativi. La piattaforma Ascom ha dimostrato di essere in grado di gestire e prioritizzare un volume molto elevato di notifiche cliniche. Durante il periodo di osservazione sono stati registrati:

    • 178 allarmi critici (circa 557 al giorno)
    • 492 allarmi di priorità media (circa 1.672 al giorno)
    • 011 allarmi tecnici (circa 1.965 al giorno)

    Filtrando e prioritizzando gli allarmi e inviando agli infermieri solo quelli realmente utilizzabili, la soluzione Ascom ha contribuito inoltre a mitigare il fenomeno della alarm fatigue (riducendo fino al 58% delle notifiche di allarme secondo lo studio).

    Anche il feedback del personale sanitario coinvolto è stato positivo:

    il 62% degli operatori ritiene che la soluzione contribuisca a ridurre il rumore e lo stress da allarmi

    il 40% osserva una diminuzione della frequenza e della durata dei picchi sonori degli allarmi

    il 21% segnala un miglioramento della reattività del personale

    il 18% ritiene che la soluzione contribuisca a creare un ambiente di cura più sicuro e silenzioso.

    Infine, il progetto ha contribuito a evidenziare un aspetto organizzativo fondamentale in ospedale: la tecnologia da sola non è sufficiente a modificare le pratiche cliniche. Per questo motivo il team tecnico impiegato nel progetto ha collaborato strettamente con il servizio qualità dell’ospedale per sviluppare un programma strutturato di gestione del cambiamento, con una governance chiara, un piano di implementazione graduale e attività di simulazione e formazione dedicate al personale infermieristico.

    Conclusioni

    Lo studio ha indagato la percezione da parte del personale della problematica legata al rumore. Il 100% degli infermieri intervistati ha riconosciuto di lavorare in un ambiente di lavoro molto rumoroso e di questo il 91% ritiene che il rumore abbia un impatto negativo sul proprio lavoro, generando stress, difficoltà di concentrazione, nervosismo e mal di testa. Ben l’89% pensa inoltre che il rumore influisca negativamente anche sul recupero dei pazienti.

    “Sempre più ospedali puntano a trasformare le proprie ICU in ambienti più intelligenti e silenziosi. Non si tratta solo di una questione di comfort: ridurre il rumore e migliorare la gestione delle informazioni contribuisce in modo concreto a condizioni di lavoro più serene ed efficienti per il personale sanitario e a migliorare gli esiti clinici per i pazienti” conclude Francesco Deventi di Ascom.

    Ascom
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