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    Sei qui:Home»In Evidenza»Il Supercomputer di IBM in campo contro COVID-19
    Updated:9 Marzo 2020

    Il Supercomputer di IBM in campo contro COVID-19

    By Redazione BitMAT9 Marzo 20202 Mins Read
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    Summit, il supercomputer più potente del mondo, prodotto da IBM, in aiuto nella guerra contro il coronavirus. La sua capacità è tale da assicurare la complessa simulazione dei composti che possono inibirlo. In pochi giorni, anziché mesi

    Coronavirus_covid-19

    Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha appena annunciato un nuovo, potente alleato nella lotta contro l’epidemia di COVID-19: il supercomputer Summit di IBM, in forza all’Oak Ridge National Lab del Tennessee.

    La sua potenza computazionale, pari a 200 petaflop di picco – equivalenti a 200 milioni di miliardi di calcoli al secondo – è proprio ciò che occorre ai ricercatori per districarsi tra miliardi di dati. La selezione dei composti che, in laboratorio, vengono messi a contatto con il virus per capirne la reazione resta un processo lento senza l’ausilio dei computer in grado di restringere il numero di potenziali variabili. Persino in questo caso le sfide non cessano perché ogni variabile può essere composta da milioni, se non miliardi, di dati unici e aggravata dalla necessità di condurre simulazioni multiple.

    I risultati appaiono più che incoraggianti: con Summit, i ricercatori sono già stati in grado di simulare 8mila composti nel giro di pochi giorni per modellare ciò che potrebbe influire sul processo di infezione e ne hanno identificati 77 con il potenziale di compromettere la capacità del COVID-19 di attaccare e infettare le cellule ospiti.

    Summit ha caratteristiche da primo della classe. E lo è, a livello mondiale, dal 2018, davanti al gemello Sierra. La capacità di elaborazione dei dati è abilitata da 4608 nodi server IBM Power Systems AC922, ciascuno dotato di due Cpu IBM Power9 e sei Gpu NVIDIA Tensorcore V100, con la potenza di un milione di laptop di fascia alta.

    In due anni ha guidato ricerche pionieristiche in ambiti differenti: per la comprensione delle origini dell’universo, le missioni spaziali e la crisi degli oppiacei con cui gli Stati Uniti hanno dovuto fare i conti.

    Se per la cura del virus di Wuhan ci vorrà tempo – breve, si spera – la disponibilità di macchine di questo tipo dà alla comunità scientifica ulteriori speranze di successo, testimoniando ancora una volta il ruolo insostituibile che la tecnologia assume nelle grandi sfide dell’umanità.

    coronavirus COVID-19 Ibm Summit supercomputer
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