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    Sei qui:Home»Tendenze»MioDottore: come cambia il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura?

    MioDottore: come cambia il coinvolgimento del paziente nel percorso di cura?

    By Redazione BitMAT10 Marzo 20265 Mins Read
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    Da una recente indagine di MioDottore emerge che il 40% dei pazienti italiani preferisce prenotare online e l’84% legge recensioni prima di scegliere un professionista

    telemedicina-MioDottore
    Foto di InPixell Studio da Pixabay

    Oggi il patient engagement, inteso come il coinvolgimento attivo del paziente lungo il percorso di cura, non si costruisce più soltanto durante la visita, ma inizia molto prima, quando un paziente si informa, si orienta e sceglie con fiducia lo specialista a cui affidarsi. L’esperienza di cura dipende sempre di più anche da ciò che accade prima dell’appuntamento, dalla facilità con cui si trovano informazioni su servizi, disponibilità e prezzi, fino alla possibilità di prenotare in modo semplice e ricevere risposte rapide. La fotografia di questo cambiamento si trova all’interno di un ampio report “Indagine Centri Medici 2026” di MioDottore, che analizza come si stanno modificando le aspettative e comportamenti dei pazienti italiani, e quali sono oggi gli elementi che guidano la scelta di un professionista sanitario.

    Le aspettative dei pazienti nel 2026

    “Nel report vengono identificate quattro aspettative fondamentali che oggi guidano la scelta dei pazienti italiani: fiducia, velocità, personalizzazione e trasparenza. Non sono semplici parole chiave, ma fattori che incidono su come un paziente valuta l’esperienza e prende una decisione, spesso ancora prima della visita” commenta Luca Puccioni, CEO e Co-Founder di MioDottore.

    La fiducia si costruisce già online, perché siti, profili e piattaforme di prenotazione sono diventati il primo punto di contatto tra paziente e struttura. Di conseguenza, cresce anche la propensione a gestire la visita in digitale e oggi il 40% dei pazienti italiani preferisce prenotare online. Ma la vera sfida non è più portare le persone sul canale digitale, bensì fare in modo che completino tutto il processo di prenotazione. In questo scenario, anche le recensioni online diventano determinanti. L’84% dei pazienti dichiara di leggerle prima di scegliere un professionista, mentre il 44% le considera utili ma tende a cercare ulteriori conferme. Solo il 7% afferma invece di non fidarsi delle recensioni online. “Anche la velocità ha un peso sempre maggiore, i pazienti si informano e confrontano rapidamente e, quando il processo è macchinoso, il rischio di abbandono cresce. La personalizzazione e la trasparenza completano il quadro, perché profili curati, descrizioni chiare e informazioni comprensibili su prezzi e procedure aiutano il paziente a orientarsi e a sentirsi considerato” aggiunge Puccioni.

    Nel complesso, queste aspettative raccontano un cambiamento profondo per i centri medici in Italia. Nel 2026, il patient engagement non è definito solo dall’esperienza clinica, ma anche dalla capacità delle strutture di rispondere a questi bisogni lungo l’intero percorso. Il motivo è che la scelta è sempre più guidata dal confronto. Il report evidenzia infatti che il 75% dei pazienti italiani rientra tra i cosiddetti Maximizer, ovvero pazienti che cercano, confrontano e valutano più opzioni prima di scegliere uno specialista. Il restante 25% appartiene ai Satisfier, più orientati a decisioni rapide e pratiche.

    Prenotazione online in crescita, ma il telefono resta centrale per la comunicazione?

    Nel 2026 il percorso del paziente è sempre più ibrido: la prenotazione non avviene attraverso un solo canale, ma si distribuisce tra più modalità, spesso utilizzate in parallelo. MioDottore si conferma il principale punto di accesso (52,38%), seguito dalle telefonate (32,84%), da WhatsApp (10,54%) e dalle prenotazioni effettuate di persona (15,30%). Le percentuali superano il 100% perché molti pazienti dichiarano di utilizzare più di un canale nel loro percorso. Anche la comunicazione tra paziente e centro medico sta cambiando e si muove ormai su più canali. Il telefono resta il punto di contatto preferito con il 47%, seguito da WhatsApp con il 25,3% e dall’app di MioDottore con il 23,9%. Secondo il report, questi strumenti stanno progressivamente entrando a far parte di un nuovo flusso di comunicazione ibrido tra paziente e centro medico. In questo scenario, il fatto che il telefono resti così centrale non è una contraddizione, ma un segnale preciso. I pazienti chiamano perché cercano rassicurazione, vogliono poter fare domande, ricevere conferme su prezzi e servizi, avere maggiori informazioni sulla disponibilità e la certezza che la visita sia effettivamente confermata. Uno dei principali punti di attrito resta la mancanza di informazioni essenziali. Quando online non trovano ciò che cercano, molti pazienti tornano a chiamare per ottenere spiegazioni più chiare, aggiungere dettagli, verificare che l’agenda sia aggiornata o gestire una necessità urgente.

    Cosa guida davvero la scelta del paziente

    Nel 2026, la scelta di un professionista sanitario è sempre più guidata da elementi concreti e verificabili. L’esperienza professionale si conferma il primo criterio decisionale per i pazienti italiani (27%), seguita dalla trasparenza dei prezzi (21%). Ed è proprio su questo punto che emerge uno dei paradossi più evidenti: se da un lato il 30% dei pazienti cerca attivamente informazioni sui prezzi nei profili dei medici, dall’altro proprio queste informazioni sono tra le più spesso assenti online. Un’assenza che non è solo una lacuna informativa, ma può trasformarsi in un vero e proprio svantaggio competitivo. Anche i social media, pur non rappresentando in genere il punto di partenza della ricerca, vengono utilizzati per validare la scelta e completare le informazioni raccolte altrove. I pazienti li consultano per costruire un quadro più completo della personalità di un medico, verificarne professionalità e stile di comunicazione, cercare contenuti educativi e valutare quanto una clinica appaia attiva, aggiornata e “umana”. “Nel complesso, questi comportamenti delineano un percorso sempre meno lineare e sempre più ibrido, che combina ricerca digitale e contatto umano. Per rispondere a queste dinamiche, i centri medici devono puntare su profili completi e coerenti, con informazioni trasparenti e aggiornate, rafforzando al tempo stesso sia la prenotazione online sia l’accesso telefonico” conclude Puccioni.

    MioDottore
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