In un sistema sanitario sempre più digitale, la sicurezza del paziente non riguarda soltanto le decisioni cliniche, ma anche il modo in cui medici e operatori accedono a sistemi, applicazioni e informazioni sanitarie. Alla vigilia della Giornata Mondiale della Sicurezza del Paziente, che si celebra il 17 settembre, Gilberto Bonutti, Regional Sales Manager & Head of Italy di Imprivata, evidenzia il legame tra gestione delle identità digitali, controllo degli accessi e qualità dell’assistenza. Un aspetto spesso considerato esclusivamente tecnologico, ma che può avere ricadute concrete sulla continuità delle cure, sulla protezione dei dati e sulla riduzione del rischio di errore.
“La sicurezza del paziente dipende dalle decisioni cliniche, ma anche dalla capacità delle organizzazioni sanitarie di permettere al personale di operare in modo sicuro, rapido e appropriato. In un ambiente sanitario sempre più digitale, questo significa anche poter essere sicuri di chi accede ai sistemi e ai dati, con quali autorizzazioni e in quale momento.
Per il paziente, una gestione sicura ed efficiente dell’identità e degli accessi significa, prima di tutto, avere la certezza che sia correttamente identificato durante tutto il percorso di cura e che le sue informazioni sanitarie siano accessibili solo alle persone autorizzate. Ma significa anche poter contare su medici e operatori affinché dispongano, quando necessario, dei dati necessari per prendere decisioni appropriate e garantire la continuità delle cure.
La gestione dell’identità e degli accessi può sembrare una questione esclusivamente tecnologica o di cybersecurity, ma ha implicazioni concrete per la sicurezza dell’assistenza. I processi di accesso manuali o obsoleti possono rallentare il personale sanitario. Ad esempio, un medico potrebbe dover autenticarsi più volte su postazioni di lavoro e applicazioni condivise inserendo lunghe password nel corso della visita al paziente, oppure potrebbe mettere in pausa la cura per reimpostare una password dimenticata o scaduta.
Queste interruzioni possono ritardare l’accesso alle informazioni dei pazienti e interrompere i flussi di lavoro clinici. Identità e autorizzazioni gestite in modo improprio possono aumentare il rischio di errori e compromettere la protezione dei dati sensibili. Account condivisi, permessi eccessivi, ex dipendenti che mantengono l’accesso ai sistemi o personale che rimane connesso su dispositivi non sorvegliati possono rendere difficile determinare chi possa accedere a una cartella clinica e aumentare il rischio di divulgazione non autorizzata, di documentazione errata o di azioni intraprese nella cartella clinica sbagliata.
Per questo motivo, parlare di sicurezza del paziente significa anche guardare all’infrastruttura digitale che supporta il processo di cura. Le organizzazioni sanitarie possono ridurre questi rischi attraverso un approccio che combina l’identificazione accurata del paziente con un accesso basato sui ruoli, la gestione automatizzata delle identità e degli accessi, il Single Sign-On (SSO), l’autenticazione tramite badge, passwordless e multifattore e il blocco automatico delle sessioni.
Queste misure aiutano a garantire che i pazienti siano abbinati ai dati corretti e che ogni professionista possa accedere alle informazioni giuste, al momento giusto e con il giusto livello di autorizzazione. Rendere l’accesso veloce e sicuro non è quindi solo un miglioramento IT, è una base pratica per un’assistenza più sicura e affidabile che mette davvero il paziente al centro.”
