«L’approvazione alla Camera della prima legge italiana sulle terapie digitali segna un passaggio importante, perché riconosce che il digitale può diventare parte integrante dei percorsi di cura, anche in salute mentale. È però fondamentale distinguere con chiarezza tra strumenti terapeutici validati scientificamente e il vasto mondo delle app o dei chatbot che offrono supporto psicologico senza reali garanzie cliniche. Le terapie digitali di cui si parla oggi, infatti, sono software medicali che dovranno dimostrare efficacia, sicurezza, appropriatezza e tutela dei dati, entrando in un percorso regolato e sottoposto a valutazione sanitaria. Questo rappresenta un elemento decisivo anche per proteggere professionisti, cittadini e pazienti in un contesto in cui l’offerta digitale cresce molto rapidamente», queste le parole di Valentina Di Mattei, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e referente del Gruppo di lavoro “Intelligenza Artificiale: innovazione, applicazione ed etica” presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi.
«In psicologia e psicoterapia il tema è particolarmente delicato. Gli strumenti digitali possono ampliare l’accessibilità alle cure, favorire continuità terapeutica, monitoraggio e supporto precoce, soprattutto per i più giovani e per chi vive condizioni di fragilità o isolamento. Allo stesso tempo, occorre evitare l’idea che l’intervento psicologico fondato sulla responsabilità clinica possa essere sostituito da questi sistemi. La sfida dei prossimi anni sarà quindi integrare innovazione tecnologica e qualità della cura, senza cedere né all’entusiasmo acritico né alla paura del cambiamento. Serviranno competenze, linee guida, formazione e una vigilanza etica forte, perché quando si interviene sulla salute mentale il tema non è soltanto tecnologico: riguarda la dignità della cura», ha concluso Di Mattei.
