Non un medico virtuale a cui affidare la propria salute, ma uno strumento per decifrare il linguaggio medico, comprendere meglio termini e referti e, con maggiore cautela, orientarsi di fronte ai sintomi.
Le donne sembrano avere le idee piuttosto chiare su cosa chiedere all’intelligenza artificiale e, soprattutto, su quanto fidarsi delle risposte. È quanto emerge dalla nuova indagine “AI e Salute” di VediamociChiara.it su oltre 3000 donne [1] che restituisce un rapporto con la tecnologia molto pragmatico, selettivo e tutt’altro che incondizionato.
“Non siamo di fronte a un rifiuto dell’intelligenza artificiale, ma alla volontà di utilizzarla con maggiore consapevolezza. Le donne ne riconoscono l’utilità quando aiuta a comprendere informazioni mediche complesse – precisa Maria Luisa Barbarulo, fondatrice e coordinatrice del progetto VediamociChiara – senza per questo attribuirle competenze cliniche che non le appartengono. È un atteggiamento interessante, perché dimostra quanto sia importante accompagnare l’innovazione con un’informazione corretta, accessibile e capace di distinguere opportunità e limiti della tecnologia”.
TRADURRE IL “MEDICHESE” NON BASTA A RASSICURARE
Il 69,8% delle intervistate considera utile l’AI per semplificare il linguaggio medico, soprattutto quello dei referti, mentre solo il 18,9% la indica per una prima comprensione dei sintomi. Ma capire non significa necessariamente sentirsi più sicuri: dopo una ricerca online, per il 62,2% lo stato d’animo dipende dalle informazioni trovate e solo il 13,5% si sente più informata e preparata. Anche la fiducia nell’AI resta condizionata: il 57,3% si fida solo dopo una verifica medica, mentre il 37,8% dichiara poca o nessuna fiducia. Non a caso, l’ 83,8% considera insostituibili visita ed esame clinico. Una cautela richiamata anche dal Garante Privacy [2] , che ha segnalato i rischi legati alla condivisione di referti e dati sanitari con piattaforme di AI e alle possibili interpretazioni cliniche inesatte.
“Comprendere un termine medico è utile, ma interpretare un riferimento o attribuire una causa a un sintomo – osserva Adele Lillo, cardiologa e consulente di VediamociChiara.it– richiede una valutazione della persona nel suo complesso. Pensiamo alle palpitazioni o alle alterazioni del battito, che possono manifestarsi anche durante la menopausa. Non basta una risposta automatica per stabilire se siano legati ai cambiamenti ormonali o richiedono approfondimenti cardiovascolari. L’intelligenza artificiale può aiutare a formulare domande più precise, ma sono la visita, la storia clinica e la valutazione dei fattori di rischio a orientare le decisioni mediche”.
Proprio il rapporto tra informazione, prevenzione e valutazione dei sintomi sarà al centro dell’evento promosso da VediamociChiara con il patrocinio di AGITE, “ Questione di Ritmo. Tra battiti, metabolismo e colpi di calore: istruzioni per l’uso ” , sabato 24 ottobre alle 15.30 all’Hotel dei Cavalieri di Milano , in Piazza Missori 1, con la partecipazione di esperte della salute femminile, tra cui la cardiologa Adele Lillo.
[1] Sondaggio VediamociChiara su un campione di 3.175utenti (donne dai 35 ai 65 anni) – ottobre 2026
[2] https://garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10154670
