Grazie a monitoraggio continuo, ottimizzazione del punteggio NEWS2 e gestione intelligente degli allarmi, un ospedale da 700 posti letto nel Sud-Est asiatico migliora tempestività ed efficacia degli interventi clinici.
La struttura, composta interamente da camere singole e certificata HIMSS livello 7, utilizzava già un flusso di lavoro di attivazione Code Blue con caricamento automatico dei parametri vitali nella cartella clinica elettronica (EMR) e sistema di invio notifiche via e-mail e SMS al team Rapid Response, secondo una matrice di escalation standard per punteggi di rischio elevati.
La sfida
Pur essendo attivo un buon livello di digitalizzazione ospedaliera, l’infrastruttura presentava alcune criticità operative. I team clinici facevano affidamento su controlli di monitoraggio di routine intermittenti, e si trovavano a gestire un elevato numero di falsi positivi e comunicazioni non contestualizzate, che spesso causavano un allungamento dei tempi di intervento presso le stanze singole.
Spiega Vid Shetty, Solution Manager, Ascom Solutions Singapore: “Nel momento in cui, durante i controlli a campione, veniva rilevato un peggioramento, la politica ospedaliera richiedeva l’escalation al team di Rapid Response preposto, e la soglia di escalation attivava comunicazioni spesso inutili o troppo tardive per influenzare i risultati. Se pensiamo che nella struttura circa 1,6 pazienti su 1.000 ricoverati subiscono annualmente un arresto cardiaco intraospedaliero che richiede il trasferimento in terapia intensiva, va da sé che in un contesto a camere singole come questo la capacità di intercettare precocemente i segnali di peggioramento è più che mai vitale”.
Questa situazione contribuiva inoltre al fenomeno della cosiddetta alarm fatigue tra il personale clinico, rendendo più difficile individuare tempestivamente gli allarmi realmente critici.
La soluzione
Per affrontare queste criticità, l’ospedale ha collaborato con Ascom alla riprogettazione del percorso di Rapid Response, con l’obiettivo di migliorare la reattività del personale sanitario e la qualità complessiva dell’assistenza al paziente.
La soluzione ha introdotto innanzitutto il monitoraggio continuo dei pazienti tramite tecnologia wearable, che consente di rilevare in tempo reale i cambiamenti nelle condizioni cliniche. Parallelamente, l’ottimizzazione del National Early Warning Score (NEWS2) ha favorito l’identificazione precoce dei segnali di deterioramento nei pazienti a rischio di arresto cardiaco intraospedaliero (IHCA).
Il nuovo sistema integra inoltre un nuovo flusso di allerta che collega monitoraggio continuo, analisi automatica dei parametri clinici e instradamento degli allarmi, migliorando la comunicazione tra i membri del team Rapid Response e assicurando che le informazioni critiche raggiungano rapidamente il personale competente.
Infine, grazie a un algoritmo di filtraggio integrato nell’EMR, è stato possibile ridurre significativamente i falsi positivi, portando gli allarmi giornalieri della zona rossa da circa sette a meno di tre e garantendo notifiche coerenti con il piano di cura del paziente.
“Oggi con l’integrazione dei dispositivi wearable e l’aggiornamento del NEWS2, vengono instradati al team di Rapid Response tramite Microsoft Teams, solo gli avvisi critici insieme a informazioni cliniche essenziali come ID del paziente, segni vitali, allergie e diagnosi” conclude Vid Shetty di Ascom.
Risultati e impatto economico
- Riduzione del 53% degli IHCA con trasferimento in terapia intensiva (da 1,6 a 0,85 per 1.000 pazienti, pari a 0,75 eventi in meno ogni 1.000 ricoveri).
- Riduzione del tempo medio di risposta a 26 secondi.
- Riduzione a 1 minuto e 13 secondi (–54,9%) per attività di rilevazione parametri vitali.
- Riduzione del 14,5% degli errori di documentazione della frequenza respiratoria.
Con un volume annuo di circa 43.400 pazienti ricoverati, la riduzione di 0,75 IHCA per 1.000 pazienti ha consentito di evitare 32,55 ricoveri in terapia intensiva all’anno.
Considerando una degenza media in ICU di 4,9 giorni, ciò equivale a 59,5 giorni di degenza in terapia intensiva risparmiati ogni anno, il che -considerando un costo di 1.264 dollari per giorno di letto – si traduce in un risparmio stimato di 201.601,68 dollari all’anno.
