• BitMAT
  • BitMATv
  • Top Trade
  • Linea EDP
  • Itis Magazine
  • Industry 5.0
  • Sanità Digitale
  • ReStart in Green
  • Contattaci
Close Menu
Sanità DigitaleSanità Digitale
    Facebook X (Twitter) LinkedIn Instagram Vimeo RSS
    venerdì, 29 Agosto
    Trending
    • Engineering: finanziamento IPCEI da 64 milioni per lo sviluppo di Opoh
    • IQVIA e Veeva: partnership a lungo termine in ambito clinico e commerciale
    • Giocare ai videogiochi: consigli per preservare la propria salute
    • Payback dispositivi medici: approvata riduzione al 25%, ma non basta
    • 3D Systems verso nuove frontiere della medicina rigenerativa
    • ZenVet: boom di cure veterinarie a domicilio (+65%)
    • La Smart Ambulance rivoluziona la medicina d’emergenza
    • Cancro al polmone: nuove prospettive arrivano da intelligenza artificiale e immunoterapia
    Facebook X (Twitter) LinkedIn Instagram Vimeo RSS
    Sanità DigitaleSanità Digitale
    • Home
    • Cura
    • Tendenze
    • Riabilitazione
    • No Limits
    • Incontri
    Sanità DigitaleSanità Digitale
    Sei qui:Home»Cura»Rischio demenza: un aiuto arriva dall’intelligenza artificiale

    Rischio demenza: un aiuto arriva dall’intelligenza artificiale

    By Redazione BitMAT4 Gennaio 20215 Mins Read
    Facebook LinkedIn Twitter WhatsApp Telegram Reddit Email

    Un giovane ricercatore della Fondazione Stella Maris, con AOUP, utilizzerà l’Intelligenza artificiale per trovare nuove terapie per le demenze, cercando di capire la loro connessione con le neuroinfiammazioni

    IRSS FONDAZIONE STELLA MARIS_intelligenza artificiale_demenza

    L’intelligenza artificiale per arrivare ad una diagnosi più fine sulle demenze che colpiscono gli anziani e trovare non solo nuove terapie personalizzate, ma anche comprendere quale sia il ruolo delle infiammazioni cerebrali. E’ l’obiettivo dello studio per il quale dr. Paolo Bosco, ricercatore dell’IRCCS Fondazione Stella Maris, ha ottenuto un finanziamento di 450 mila euro nell’ambito della ricerca finalizzata del ministero della Salute dedicata ai giovani ricercatori. Lo studio dal titolo: “Identificazione di biomarcatori di neuroinfiammazione e di imaging per mezzo di tecniche di intelligenza artificiale guidate dai dati, al fine di risolvere il problema dell’eterogeneità dei soggetti anziani a rischio di demenza e per disporre adeguate strategie preventive” avrà una durata triennale e oltre all’IRCCS Fondazione Stella Maris (FiRMLAB), coinvolgerà l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (Unità di Neurologia) e l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas (Laboratorio di patologia e patologia cerebrale) di Milano.

    Giovane ricercatore

    Paolo Bosco è un fisico, laureato all’Università di Torino, che fin dalla tesi di laurea ha applicato le tecniche della fisica alle immagini mediche, prima alle mammografie e poi, a Genova durante il Dottorato di ricerca, alle immagini di risonanza magnetica (RM) cerebrale di pazienti con malattie neurodegenerative. Dopo tre anni al Fatebenefratelli a Brescia, è passato all’INFN di Pisa dove ha lavorato al progetto Arianna sulle immagini RM cerebrali dei bambini con autismo, fino ad approdare alla Fondazione Stella Maris, nel team diretto dalla dr.ssa Michela Tosetti, direttore del Laboratorio di Fisica Medica e Risonanza Magnetica, che da anni lavora per conoscere i meccanismi delle demenze e come rallentarli. Qui, da fisico che applica le tecniche di “machine learning”, il dr Bosco cerca di far parlare i dati, cercando quelle correlazioni tra diagnosi, cure e risultati con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia delle terapie. Conoscenze che sono alla base dello studio premiato dal Ministero della salute.

    dr. Paolo Bosco
    dr. Paolo Bosco

    Dove nasce lo studio scientifico

    La ricerca parte da un assunto noto: i processi che portano alla demenza richiedono anni. Un tempo durante il quale avvengono graduali processi di cambiamento funzionale e alterazioni strutturali del cervello che solo ad un certo momento si manifestano con sintomi cognitivi. Due le tipologie di condizioni che, secondo la scienza, possono portare le persone a sviluppare una demenza. Il primo, il declino cognitivo soggettivo – subjective cognitive decline (SCD) – in soggetti che riportano declino cognitivo senza mostrare alterazioni nei risultati dei test di valutazione clinica . Il secondo, i soggetti con disturbo cognitivo lieve – mild cognitive impairment (MCI) – che mostrano un declino cognitivo superiore a quello che ci si aspetterebbe in soggetti di medesima età e scolarità ma che non rientrano nei criteri definiti in letteratura per la demenza. I due stati (SCD e MCI) comprendono condizioni estremamente eterogenee tra loro a cui corrispondono velocità differenti nella progressione della malattia e l’insorgenza di tipologie differenti di demenza.

    L’importanza delle neuroinfiammazioni

    “Per questo – commenta il ricercatore – una stratificazione precoce di queste popolazioni a rischio può avere un ruolo fondamentale per l’identificazione e lo sviluppo di trattamenti terapeutici specifici (sia farmacologici che non farmacologici)”. Ma c’è di più. Negli ultimi anni è emerso il ruolo degli stati infiammatori nell’invecchiamento normale o patologico. “Una crescente mole di ricerche – spiega il ricercatore – suggerisce che l’invecchiamento sia associato ad un’aumentata infiammazione cerebrale. Queste ricerche suggeriscono anche che l’infiammazione del sistema nervoso centrale possa agire come principale regolatore dell’invecchiamento sistemico. Infatti l’infiammazione cronica influisce negativamente sulla funzione neuronale, e diverse malattie neurodegenerative croniche come la demenza di Alzheimer e la malattia di Parkinson sono state associate a risposte infiammatorie anormali”.

    Le cure

    Sul versante delle terapie, al momento i trattamenti non farmacologici si sono dimostrati i più efficaci nella demenza di Alzheimer, mentre quelli farmacologici hanno mostrato efficacia solo per l’attenuazione dei sintomi. In particolare alcuni trial (come lo studio FINGER e lo studio Train the Brain, quest’ultimo sviluppato nell’ambito di una consolidata collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del CNR), che prevedevano un training di tipo sia cognitivo che fisico, hanno suggerito che un intervento di questo tipo è effettivamente in grado migliorare il mantenimento delle funzioni cognitive di soggetti ad alto rischio di demenza.

    L’obiettivo

    “I recenti e straordinari sviluppi nelle tecniche di intelligenza artificiale – conclude il dr. Bosco – sono una grande opportunità nel dipanare le fonti di eterogeneità di dati con alto numero di parametri (come quelli che prevedono misure di neuroimaging). In particolare, recenti tecniche hanno mostrato di poter identificare elementi comuni in sottogruppi di soggetti appartenenti a grandi coorti. Il nostro studio si propone di applicare queste metodiche per gettare nuova luce sui diversi meccanismi fisiopatologici coinvolti nei processi neurodegenerativi e aprire alla possibilità di interventi personalizzati per i diversi profili di patologia”.

    Il campione

    Lo studio recluterà a Pisa complessivamente 105 soggetti che verranno seguiti
    per un anno mezzo, durante il quale saranno valutati dal punto di vista cognitivo con test specifici, verranno sottoposti ad esame di risonanza magnetica cerebrale (all’inizio e alla fine dello studio) e saranno valutati dal punto di vista infiammatorio mediante semplici esami del sangue.

    demenza intelligenza artificiale IRCCS Fondazione Stella Maris
    Share. Facebook LinkedIn Twitter WhatsApp Telegram Reddit Email

    Correlati

    IQVIA e Veeva: partnership a lungo termine in ambito clinico e commerciale

    25 Agosto 2025

    3D Systems verso nuove frontiere della medicina rigenerativa

    7 Agosto 2025

    La Smart Ambulance rivoluziona la medicina d’emergenza

    1 Agosto 2025
    Newsletter

    Iscriviti alla Newsletter per ricevere gli aggiornamenti dai portali di BitMAT Edizioni.

    BitMATv – I video di BitMAT
    ExpertBook P5, il notebook con l’AI integrata
    La tua fabbrica è resiliente?
    Legrand Data Center al Data Center Nation per parlare del data center del futuro!
    Snom: focus su tecnologia e partner
    Cumulabilità Transizione 5.0 e ZES: i vantaggi del Litio
    Più Letti

    Engineering: finanziamento IPCEI da 64 milioni per lo sviluppo di Opoh

    25 Agosto 2025

    IQVIA e Veeva: partnership a lungo termine in ambito clinico e commerciale

    25 Agosto 2025

    Giocare ai videogiochi: consigli per preservare la propria salute

    11 Agosto 2025

    Payback dispositivi medici: approvata riduzione al 25%, ma non basta

    7 Agosto 2025
    Chi Siamo
    Chi Siamo

    BitMAT Edizioni è una casa editrice che ha sede a Milano con una copertura a 360° per quanto riguarda la comunicazione online ed offline rivolta agli specialisti dell'lnformation & Communication Technology.

    Facebook X (Twitter) Instagram Vimeo LinkedIn RSS
    NAVIGAZIONE
    • Cura
    • Tendenze
    • Riabilitazione
    • No Limits
    • Incontri
    Ultime

    Engineering: finanziamento IPCEI da 64 milioni per lo sviluppo di Opoh

    25 Agosto 2025

    IQVIA e Veeva: partnership a lungo termine in ambito clinico e commerciale

    25 Agosto 2025

    Giocare ai videogiochi: consigli per preservare la propria salute

    11 Agosto 2025
    • Contattaci
    • Cookies Policy
    • Privacy Policy
    • Redazione
    © 2012 - 2025 BitMAT Edizioni - P.Iva 09091900960 - tutti i diritti riservati Iscrizione al tribunale di Milano n° 295 del 28-11-2018 Testata giornalistica iscritta al ROC

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.