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    Coronavirus: perchè il panico è il suo migliore alleato

    By Redazione BitMAT27 Febbraio 20203 Mins Read
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    La ricetta di Giovanni Bonini: “Dobbiamo continuare a lavorare e vivere come al solito, anche se con qualche piccola accortezza e sacrificio in più, seguendo scrupolosamente le istruzioni che provengono dalle Autorità competenti”

    Giovanni Bonini_coronavirus
    Giovanni Bonini

    Da Redazione BitMAT

    In questi ultimi giorni, abbiamo assistito a un prevedibile incremento dei casi di Covid-19 e a un rapido deterioramento della situazione economica. Visto che la gestione di un’emergenza di questo tipo richiede notevoli competenze di Project Management, abbiamo chiesto a Giovanni Bonini, Project Manager che ha lavorato anche in ambito farmaceutico e autore di un libro su come gestire i progetti, quale sia il suo punto di vista. Ecco che cosa ci ha risposto.

    “Le situazioni vanno gestite, mai subite. Ciò che stiamo vivendo in questi giorni non è un evento straordinario. Epidemie e pandemie fanno parte della nostra storia. Si tratta di qualcosa che è già successo in passato, forse sta capitando ora e, quasi certamente, accadrà ancora. Nulla d’imprevisto, quindi, proprio perché si sapeva che prima o poi sarebbe successo di nuovo. L’unica vera novità rispetto al passato è il contesto, vale a dire quel mondo globalizzato che abbiamo costruito, abbattendo i muri, riducendo le distanze e aumentando le interdipendenze. Si tratta di un sistema complesso e, proprio per questo, delicato, poiché, quando una parte viene toccata, ci sono delle inevitabili ripercussioni su tutto il resto. Quindi, dobbiamo assolutamente evitare un effetto domino, che potrebbe portare al collasso sistemico e all’interruzione dei servizi essenziali, creando più problemi del virus. Anche perché, senza alcuna pretesa di voler fare delle valutazioni che non mi competono, non stiamo parlando di vaiolo o febbre emorragica. In un certo senso, il problema l’abbiamo creato noi, lasciando aperto il recinto, senza renderci conto che i buoi erano già scappati a gennaio. Dopo di che ci siamo arresi al più temibile di tutti i nemici: il panico. C’è stato un continuo rigurgito di dicerie a volte incontrollate e, forse, incontrollabili, poiché, nel mondo che abbiamo creato, ci siamo dimenticati che una notizia non vale più della fonte da cui proviene. Quindi, anziché gestire la situazione, la stiamo subendo. Quando tutto sarà finito, dovrà per forza esserci una Lesson Learned, a beneficio delle generazioni future. Secondo me, dovremmo anche porci qualche domanda sul mondo che abbiamo creato, con forti disparità e diseguaglianze e in cui la maggior parte della ricchezza è nelle mani di pochissime persone, mentre una parte significativa della popolazione mondiale sopravvive a stento in condizioni precarie e senza igiene. Non abbiamo rispettato la Natura e il Pianeta, per cui non dobbiamo meravigliarci, se assistiamo a qualche salto di specie o entriamo in contatto con dei patogeni un tempo relegati in aree remote. In un certo senso, raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Questo vale anche per l’uso indiscriminato dei Social Network, dove è molto più rapido condividere che pensare alle possibili conseguenze.”

    Giovanni Bonini, secondo lei, che cosa dovremmo fare?

    “Ricordarci che i nostri antenati hanno combattuto malattie ben peggiori e con armi spuntate, eppure hanno sempre vinto: lo prova il fatto che siamo qui a testimoniarlo. Dobbiamo continuare a lavorare e vivere come al solito, anche se con qualche piccola accortezza e sacrificio in più, seguendo scrupolosamente le istruzioni che provengono dalle Autorità competenti. Una volta tanto, dobbiamo pensare anche agli altri, evitando di contagiare chi ci sta vicino, a partire dal personale sanitario, che è il più esposto. Se si chiudono gli ospedali, le urgenze non sono più gestibili e non si possono effettuare gli interventi chirurgici. Se smettiamo di produrre o distribuire i farmaci, molti rischiano di morire per patologie curabilissime, che nulla hanno a che fare con quel virus che tanto ci spaventa, forse eccessivamente.”

    coronavirus
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