Leggere il futuro del cuore con lenti diverse: una capace di predire ciò che può accadere a chi non ha mai avuto problemi cardiaci, una per chi ha già sofferto di infarto o ictus e una che segue da vicino chi convive con forme più avanzate di scompenso cardiaco. È questo l’obiettivo di tre nuovi modelli predittivi, sviluppati da un gruppo di scienziati internazionali coordinati, tra gli altri, dallo Human Technopole di Milano: una necessità sempre più urgente, se si considera che oltre 60 milioni di persone nel mondo convivono oggi con lo scompenso cardiaco1 e che, solo in Italia, riguarda circa 800.000 persone e registra 80.000 nuovi casi ogni anno2.
Questi strumenti, basati su algoritmi statistici avanzati, risultano particolarmente rilevanti in un contesto in cui lo scompenso cardiaco rappresenta una delle condizioni cliniche più diffuse e in crescita a causa dell’invecchiamento della popolazione, del diabete, dell’obesità e della maggiore sopravvivenza dopo infarti e ictus. Capire in anticipo chi è più vulnerabile – e in quale fase del proprio percorso clinico – significa poter intervenire prima, in modo più mirato e con trattamenti più efficaci.
Tra i coordinatori scientifici delle ricerche, pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica European Heart Journal, figura Emanuele Di Angelantonio, direttore del Centro di health data science di Human Technopole, che ha contribuito allo sviluppo e alla validazione degli strumenti predittivi.
Le ricerche si inseriscono nel più ampio Flagship Research Programme di Human Technopole, dedicato alle malattie cardiovascolari e metaboliche e di cui il prof. Di Angelantonio è co-coordinatore. Si tratta di un’iniziativa strategica che mira a comprendere i fattori genetici, ambientali e di stile di vita alla base delle patologie del cuore e del metabolismo.
I tre algoritmi sono pensati per affrontare altrettanti momenti del percorso clinico: dal rischio “silenzioso” nelle persone senza precedenti problemi cardiaci, al rischio aggiuntivo nei pazienti con diagnosi già note come coronaropatie, fino alla complessità di chi vive con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF), una condizione in cui il cuore si contrae normalmente, ma è troppo rigido per riempirsi di sangue. L’analisi di vaste raccolte di dati clinici provenienti da collaborazioni internazionali consente di stimare con precisione la probabilità che una persona sviluppi scompenso cardiaco nei prossimi anni, utilizzando informazioni semplici e disponibili nella pratica quotidiana come età, pressione arteriosa, presenza di diabete o la funzionalità renale.
Dichiara Emanuele Di Angelantonio, responsabile del Centro di Health Data Science di Human Technopole: “Lo scompenso cardiaco può iniziare molto prima dei sintomi e presentarsi in modi diversi a seconda della storia clinica di ciascun individuo. Con questi tre modelli forniamo strumenti basati su dati solidi, facili da usare e applicabili lungo l’intero arco della malattia, dalla prevenzione alle forme più avanzate. Costruiti e validati su popolazioni numerose e diversificate, dimostrano il valore della scienza dei dati nella salute pubblica, aiutando a individuare precocemente i pazienti più a rischio e a guidare scelte terapeutiche più mirate.”
Aggiunge Marino Zerial, direttore di Human Technopole: “Questi studi rappresentano un esempio concreto di come Human Technopole utilizzi metodi avanzati di analisi dei dati per trasformare grandi raccolte di informazioni cliniche in strumenti utili per la medicina e la salute pubblica. Esemplificano la missione di Human Technopole e delle sue linee strategiche di ricerca, tra cui il Flagship Research Programme sulle malattie cardiovascolari e metaboliche, che punta a sviluppare nuovi strumenti di prevenzione e medicina personalizzata per alcune delle principali patologie croniche.”
I tre modelli predittivi per individuare lo scompenso cardiaco
Il primo modello, SCORE2‑HF, riguarda gli adulti sopra i 40 anni senza precedenti malattie cardiovascolari. Basato su dati di oltre 600.000 persone in 14 Paesi europei e validato in più di 1,3 milioni di individui, stima il rischio di sviluppare scompenso cardiaco a 10 e 30 anni utilizzando informazioni cliniche di uso comune. Si integra con i già esistenti modelli SCORE2 per infarti e ictus, permettendo ai medici di valutare insieme il rischio cardiovascolare e quello di scompenso cardiaco nella popolazione generale.
Il secondo modello, SMART2‑HF, riguarda invece chi ha già avuto eventi come infarto o ictus e non ha ancora sviluppato scompenso cardiaco. Sviluppato su quasi 8.000 pazienti e validato su oltre 240.000 in sei coorti internazionali, permette di calcolare sia il rischio a 10 anni sia quello nell’arco della vita, colmando una lacuna importante nei pazienti a rischio elevato, per i quali finora esistevano solo modelli predittivi per infarti e ictus, ma non per lo scompenso cardiaco.
Infine, LIFE‑Preserved è dedicato ai pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF), forma complessa e sempre più frequente, in cui il cuore fatica a riempirsi correttamente. Costruito su dati di oltre 20.000 pazienti e validato su più di 28.000 casi aggiuntivi, aiuta a prevedere ricoveri e mortalità cardiovascolare, supportando decisioni terapeutiche mirate in un campo in cui non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo alle nuove terapie disponibili.
Note
- Secondo i dati più recenti diffusi dalla European Society of Cardiology: https://academic.oup.com/eurheartj/article/43/32/3005/6586676
- Secondo le più recenti stime pubblicate dal Giornale Italiano di Cardiologia: https://www.giornaledicardiologia.it/archivio/1465/articoli/16179/
