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    Nutrizione clinica in oncologia: gli Alimenti a Fini Medici Speciali migliorano le cure e riducono i costi del SSN

    By Redazione BitMAT26 Giugno 20268 Mins Read
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    Uno studio presentato al Senato evidenzia che la nutrizione clinica in oncologia, attraverso gli Alimenti a Fini Medici Speciali, può generare 95 milioni di euro di costi evitati a fronte di un investimento annuo di 50 milioni, rafforzando la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

    nutrizione clinica in oncologia
    La Senatrice Elena Murelli

    Nuove evidenze scientifiche ed economiche rafforzano il ruolo della nutrizione clinica come componente essenziale del percorso terapeutico del paziente oncologico. Secondo i risultati preliminari dello studio “Stima del valore economico degli alimenti a fini medici speciali (AFMS) nella gestione dei pazienti oncologici in Italia”, di prossima pubblicazione, l’impiego dei supplementi nutrizionali orali nei pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione richiederebbe un investimento stimato in circa 50 milioni di euro l’anno, a fronte di costi evitati per circa 95 milioni. Non un supporto accessorio, dunque, ma una parte integrante della presa in carico, capace di incidere sulla tolleranza alle terapie, sulla prevenzione delle complicanze, sulla qualità di vita e sulla sostenibilità del sistema sanitario. È questo il messaggio emerso nella conferenza stampa “Nutrizione clinica in oncologia: un investimento ad elevato ritorno. Il valore economico degli Alimenti a Fini Medici Speciali nella cura dei pazienti oncologici in Italia”, promossa alla Sala Nassirya del Senato su iniziativa della Senatrice Elena Murelli.

    IL PESO DELLA MALNUTRIZIONE NEL PAZIENTE ONCOLOGICO

    La malnutrizione rappresenta una delle condizioni più frequenti e sottovalutate nel paziente oncologico. Oltre il 50% dei malati oncologici presenta già alterazioni dello stato nutrizionale al momento della prima visita oncologica, prima ancora dell’avvio delle terapie. Può essere presente già alla diagnosi o svilupparsi durante il percorso terapeutico, a causa della malattia, degli effetti dei trattamenti, della difficoltà ad alimentarsi, della perdita di peso e della riduzione della massa muscolare. I pazienti con tumori del distretto testa-collo, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del fegato e del polmone sono tra quelli maggiormente esposti al rischio nutrizionale. Quando non intercettata e trattata tempestivamente, la malnutrizione può compromettere la risposta alle terapie, aumentare le tossicità, favorire complicanze, prolungare le degenze, accrescere il rischio di riammissioni ospedaliere e peggiorare la qualità di vita. Il suo impatto riguarda anche la sostenibilità del sistema: il costo economico della malnutrizione da malattia, di cui i pazienti oncologici rappresentano una quota rilevante, è stimato tra 2,5 e 10 miliardi di euro all’anno per il SSN.

    “Le evidenze scientifiche indicano in modo consolidato che perdita di peso involontaria, riduzione degli apporti alimentari e perdita di massa muscolare sono predittori indipendenti di prognosi negativa: riducono la sopravvivenza, aumentano il rischio di tossicità dei trattamenti, le riospedalizzazioni, la durata dei ricoveri e compromettono la qualità di vita – sottolinea il Prof. Maurizio Muscaritoli, Presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo e Professore ordinario di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma – Per questo la nutrizione clinica deve essere considerata parte integrante del percorso terapeutico oncologico. Gli Alimenti a Fini Medici Speciali, e in particolare i supplementi nutrizionali orali, sono strumenti validi, sicuri e costo-efficaci: se utilizzati sotto controllo medico, all’interno di percorsi appropriati di prescrizione e monitoraggio, aiutano i pazienti a coprire i fabbisogni nutrizionali quando la sola dieta non è sufficiente”.

    I DATI DELLO STUDIO

    Lo studio presentato al Senato ha valutato la sostenibilità per il SSN dell’impiego dei supplementi nutrizionali orali nei pazienti oncologici di nuova diagnosi con malnutrizione. L’analisi, condotta secondo la prospettiva del SSN con un orizzonte temporale di un anno, ha considerato i pazienti con nuova diagnosi di tumore e alterazioni dello stato nutrizionale alla prima visita, con particolare riferimento ai tumori di testa-collo, stomaco, esofago, pancreas, polmone e colon-retto. Secondo i risultati, l’investimento necessario per garantire il trattamento nutrizionale con supplementi nutrizionali orali nella popolazione considerata è stimato in circa 50 milioni di euro l’anno. A fronte di questo investimento, la riduzione di eventi sanitari come riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite di controllo genererebbe costi evitati per circa 95 milioni di euro, con un beneficio economico netto per il SSN pari a circa 45 milioni di euro annui.

    “Le valutazioni economiche rappresentano uno strumento fondamentale per supportare le decisioni di allocazione delle risorse sanitarie – spiega il Prof. Paolo Sciattella, CEIS-EEHTA, Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata – I risultati dello studio indicano che la malnutrizione nei pazienti oncologici di nuova diagnosi è un importante fattore di incremento del consumo di risorse sanitarie. L’impiego dei supplementi nutrizionali orali in questa popolazione appare una strategia clinicamente rilevante ed economicamente sostenibile, in grado di generare un ritorno dell’investimento già nel primo anno e di contribuire a una più efficiente allocazione delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale”.

    L’IMPORTANZA DELL’ACCESSO AGLI AFMS

    Oggi, però, l’accesso agli Alimenti a Fini Medici Speciali non è garantito in modo uniforme sul territorio nazionale. In assenza di un pieno riconoscimento nei Livelli Essenziali di Assistenza, la possibilità di ricevere gratuitamente questi prodotti dipende dalle decisioni delle singole Regioni e, in molti casi, dalle modalità organizzative delle singole ASL. Ne deriva una situazione a macchia di leopardo: alcuni pazienti riescono ad accedere ai supporti nutrizionali necessari, altri sono costretti a sostenere costi di tasca propria, affrontare iter burocratici complessi o rinunciare al trattamento.

    “La nutrizione clinica in oncologia costituisce una concreta opportunità per migliorare la vita dei pazienti – ha sottolineato Luca Cordaro, Presidente Tavolo Nutrizione Medica, Unione Italiana Food – Parimenti, la malnutrizione può compromettere gli esiti delle terapie, ridurre la tolleranza ai trattamenti e aggravare il percorso di cura. È qualcosa che incide profondamente sulla qualità e sulle prospettive di vita dei pazienti. Diventa pertanto prioritario intervenire precocemente e in modo appropriato per migliorare gli esiti clinici, evitare complicanze e ridurre il costo per il SSN, superando le disuguaglianze regionali che ancora persistono nell’accesso agli Alimenti a Fini Medici Speciali. Il Tavolo Nutrizione Medica di Unione Italiana Food è impegnato da anni in questo ambito, al fianco delle istituzioni e delle Società Scientifiche. In questo percorso, le Aziende attraverso ricerca e innovazione sviluppano e propongono soluzioni nutrizionali sempre più avanzate, capaci di rispondere in modo mirato ai bisogni dei pazienti oncologici. Riconoscere la nutrizione clinica come parte integrante della terapia significa dare più forza alle cure, più opportunità ai pazienti e più sostenibilità al nostro sistema sanitario”.

    LA VOCE DEI PAZIENTI

    “La frequente condizione di malnutrizione nei pazienti oncologici rappresenta un grave problema sia sul piano clinico che su quello socio-economico, anche a causa del prolungamento delle degenze ospedaliere e dei frequenti nuovi ricoveri. – ha spiegato Francesco De Lorenzo, Past President Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) – In questo contesto, gli Alimenti a Fini Medici Speciali sono una terapia fondamentale, spesso salvavita, ma la loro esclusione dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) genera profonde disuguaglianze nell’accesso alle cure a livello regionale, poiché l’accesso gratuito o rimborsato dipende dalla regione in cui si vive. La ricerca presentata oggi apre un nuovo scenario, dimostrando che fornire subito e in modo sistematico questi supplementi nutrizionali ai nuovi pazienti a rischio non è solo una spesa, ma un investimento sostenibile. In pratica, il costo dei supplementi viene ampiamente compensato dal risparmio sui costi dei ricoveri e delle complicazioni evitate. Ciò faciliterà il compito che FAVO intende portare avanti, insieme alle società scientifiche di riferimento, per l’inserimento degli AFMS nei LEA”.

    LA PRESENTAZIONE AL SENATO

    Alla conferenza stampa presso la Sala Nassirya del Senato, promossa su iniziativa della Sen. Elena Murelli, 10ª Commissione, Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, sono intervenuti il Prof. Maurizio Muscaritoli; il Prof. Paolo Sciattella; Luca Cordaro; Francesco De Lorenzo, Past President FAVO; Ugo Della Marta; Umberto Agrimi, Direttore Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria, Istituto Superiore di Sanità; Emanuele Monti, Presidente Commissione Sostenibilità sociale, casa e famiglia della Regione Lombardia; Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio regionale del Lazio. A moderare Daniel Della Seta, giornalista scientifico.

    “La nutrizione clinica rappresenta un elemento essenziale del percorso di cura dei pazienti oncologici e non può essere considerata un intervento accessorio – ha dichiarato la Senatrice Elena Murelli – Le evidenze presentate oggi dimostrano che garantire un adeguato supporto nutrizionale significa migliorare gli esiti clinici, la qualità di vita dei pazienti e, al tempo stesso, contribuire alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. I dati dello studio mostrano chiaramente come investire negli Alimenti a Fini Medici Speciali produca benefici concreti sia sul piano sanitario sia su quello economico. È quindi necessario proseguire il percorso avviato sul fronte dello screening nutrizionale e lavorare affinché l’accesso a queste terapie nutrizionali sia uniforme su tutto il territorio nazionale. Non devono esistere differenze tra cittadini in base alla Regione di residenza: il pieno riconoscimento degli Alimenti a Fini Medici Speciali nei LEA rappresenterebbe un importante passo avanti in termini di equità, appropriatezza delle cure e tutela dei pazienti più fragili.”

    “La nutrizione è una componente rilevante della salute pubblica e, nei pazienti oncologici, assume un valore ancora più delicato perché si inserisce in percorsi terapeutici complessi – ha commentato Ugo Della Marta, Direttore Generale dell’igiene e della sicurezza nutrizionale del Ministero della Salute – Gli Alimenti a Fini Medici Speciali devono essere utilizzati secondo criteri di appropriatezza, sulla base di una prescrizione e di un monitoraggio clinico, affinché possano rispondere realmente ai bisogni nutrizionali dei pazienti. Il confronto tra istituzioni, clinici, associazioni dei pazienti e mondo produttivo è essenziale per individuare modelli organizzativi capaci di garantire qualità, sicurezza e continuità di presa in carico. Per tale ragione, all’interno del Tavolo Nazionale sulla Sicurezza Nutrizionale (TANSIN), stiamo dedicando particolare attenzione alla questione, guardando all’obiettivo dell’erogabilità uniforme su tutto il territorio nazionale”.

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