A.I.D.O. Costiera dei Cech ha voluto organizzare un appuntamento per diffondere una informazione più corretta e sensibilizzare sull’importanza dell’educazione al dono

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“Donerete ben poco se donerete i vostri beni. E’ quando fate dono di voi stessi che donate veramente”. E’ con queste parole che si è aperto il convegno organizzato da Valter Del Rosario, presidente della sezione della Costiera dei Cech di A.I.D.O. in Valtellina.

Il convegno “Donare Oggi”, che si è svolto presso il Centro Polifunzionale di Traona venerdì 17 maggio 2019, aveva l’obiettivo di sensibilizzare e informare sull’importanza della donazione degli organi, sottolineando la necessità di una maggiore educazione al dono, oltre che di fornire alcune informazioni pratiche e concrete sul processo di donazione e su come esprimere il proprio consenso all’espianto degli organi.

A.I.D.O. è l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, attiva da 45 anni in Italia e da 25 nella provincia di Sondrio, dove copre 12 Comuni per un totale di 2.600 iscritti.

Lo stato dell’arte

“In Italia i pazienti in lista d’attesa per un trapianto sono circa 8.700 – esordisce Luigi del Pizzo, rappresentante della sezione provinciale di A.I.D.O. -. I donatori validi in Italia sono 1.370 per un totale di 600 trapianti effettuati nel 2017. In Lombardia sta aumentando la sensibilità al tema con un +26% di donatori registrati rispetto all’anno precedente ma è ancora tanta la strada da fare per recuperare il gap rispetto a regioni più virtuose, come la Toscana”.

“Da qualche anno – sottolinea Del Pizzo – un nuovo strumento a disposizione per i cittadini è quello della “Scelta in Comune”, che consente al momento del rinnovo del proprio documento di identità in Comune di esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi con un sì, un no o specificando che si è già iscritti”.

Focus sulla formazione

“Questi dati sono incoraggianti ma sono ancora troppo poche le persone favorevoli alla donazione degli organi. Ecco perché occorre sempre di più formare e sensibilizzare i cittadini a questo tema con iniziative mirate e con una corretta informazione che instilli nella popolazione l’educazione al dono” afferma Irene Acquistapace, dottoressa nefrologa, chiamata a fare chiarezza sull’iter che conduce al trapianto, che deve essere “trasparente e tracciato nella sua totalità”.

Quando si parla di trapianto

Per sedare ogni dubbio la dottoressa Acquistapace ha chiarito che si parla di trapianto solo dopo la morte encefalica del paziente accertata in base a rigidi criteri scientifici e con una serie di test da ripetere a distanza di tempo entro sei ore dalla morte.

Ma che cos’è la morte encefalica? “Il corpo encefalico è il centro dove risiedono le funzioni vitali (respiro e battito cardiaco) e per dichiarare morto un paziente occorre un rigido accertamento della perdita completa e irreversibile delle sue funzioni cerebrali. La morte encefalica, attestata secondo un iter ben preciso e precisi criteri scientifici, si ha quando si verifica la perdita completa e irreversibile delle funzioni cerebrali, che non possono più assicurare la funzionalità cardiaca e respiratoria in maniera autonoma e senza l’ausilio di macchine”.

Una volta accertata la morte encefalica, qualora venga prestato il consenso alla donazione degli organi, parte la macchina del trapianto, che, ricorda la dottoressa, può avvenire anche da viventi (20% circa), come nel caso ad esempio del rene.

“Le opposizioni in Italia sono una tre e bisogna lavorare per far crescere il numero dei donatori”.

Indicazioni pratiche

Ma come si può esprimere il proprio consenso all’espianto degli organi? “In Italia non vige la legge del silenzio assenso, ma sono varie le modalità con cui il cittadino può esprimere la propria volontà: nei centri ATS di riferimento, tramite tesserino blu, con una qualsiasi dichiarazione scritta, con un atto olografo dell’associazione dei donatori di organi o dichiarazione di volontà presso gli uffici del comune al rinnovo della carta di identità”.

L’importanza di donare è stata ribadita anche da Don Corrado Necchi, vicario episcopale della provincia di Sondrio, che ha ripreso le parole di papa Francesco in occasione dell’incontro ad aprile con i rappresentati dell’A.I.D.O.: “Il dono è una necessità sociale, oltre che un gesto di fraternità universale che deve rimanere gratuito”.

Oltre la teoria

Per finire due testimonianze concrete che toccando le corde più profonde del cuore hanno fatto capire come da un qualcosa di tremendo come la morte di una persona può nascere nuova vita. A parlare sono stati Massimo, a cui nel 2015 è stata diagnosticata una formula acuta di leucemia mieloide, e Sergio Lotti, che si sta sottoponendo all’iter necessario per procedere con la donazione di rene.