In un sistema sanitario segnato da carenza di medici di famiglia, invecchiamento della popolazione e difficoltà di accesso alle cure, il digitale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’organizzazione della domanda sanitaria, diventando in molti casi un vero e prorio strumento di gestione del carico assistenziale.
Oltre 20.000 professionisti sanitari, tra i quali più di 5.000 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, utilizzano oggi quotidianamente canali digitali per gestire prenotrazioni, richieste dei pazienti e attività di follow-up.
Sanità e digitale: i dati di Doctolib.it
Ad evidenziarlo sono i dati raccolti dalla piattaforma di sanità digitale Doctolib.it nei suoi primi 4 anni in Italia, basati su milioni di interazioni reali tra cittadini e professionisti.
Oltre 4 milioni di utenti utilizzano strumenti digitali per accedere alle cure, con più di 4 milioni di prenotazioni annuali e 12 milioni di richieste inviate ai medici. L’uso riguarda una platea sempre più ampia: gli over 65 rappresentano oltre il 20% degli utenti attivi e in più di 1 caso su 5 l’accesso avviene tramite un caregiver (figlio, partner, familiare). Un dato che contraddice l’idea di una sanità digitale riservata solo ai più giovani e che evidenzia il ruolo del digitale come supporto all’assistenza delle persone fragili.
Cambia anche l’uso degli strumenti online: non più solo prenotazioni di singole visite ma percorsi di cura completi. Il digitale viene ormai utilizzato lungo l’intero percorso di cura: visite mediche (66%), esami diagnostici (15%), percorsi terapeutici e trattamenti (10%). Con i medici di medicina generale, gli strumenti digitali sono impiegati anche per consulenze, televisite, referti, ricette e vaccinazioni.
“Oggi i cittadini non desiderano solo prenotare una visita” – spiega Vittorio Lapiana, Vice Presidente Italia di Doctolib. “Cercano un rapporto più diretto, continuo e accessibile con il proprio medico. Lo dimostrano i 12 milioni di messaggi che ogni anno arrivano ai professionisti. Il digitale non aggiunge lavoro: lo ordina. Permette di governare la domanda, evitare sovraccarichi e guidare i pazienti verso la risposta più adatta”.
Dal punto di vista dei professionisti, il cambiamento è soprattutto organizzativo. “Prima le richieste dei pazienti erano disperse tra WhatsApp, telefonate e carta. Oggi arrivano in modo tracciato e strutturato” – racconta Iacopo Cavallo, medico di medicina generale. “Questo libera tempo clinico, riduce lo stress organizzativo e migliora la qualità dell’interazione. I pazienti chiedono più trasparenza e immediatezza. Non è che prima non lo volessero: ora la tecnologia glielo rende possibile».
Tra le circa 1.000 strutture sanitarie italiane – pubbliche e private – che hanno già integrato Doctolib nei propri flussi, un esempio emblematico riguarda le ASL di Novara e Vercelli che hanno utilizzato la piattaforma per dare continuità assistenziale ai cittadini rimasti orfani del proprio medico di famiglia, un fenomeno sempre più rilevante nel Nord Italia.
“Grazie alla piattaforma, le ASL hanno potuto attivare percorsi ordinati di presa in carico” – spiega Lapiana. “Dal prenotare una visita con i medici messi a disposizione sino alle vaccinazioni stagionali. Questo riduce i disagi, gli accessi impropri e il carico sui call center”.
Anche gli ospedali di eccellenza si stanno muovendo nella stessa direzione: il San Gerardo e l’Istituto Nazionale dei Tumori stanno digitalizzando la libera professione.
“Anche le strutture ospedaliere hanno una necessità crescente di portare efficienza, trasparenza e semplicità. Il bisogno principale è l’ottimizzazione dei flussi” – afferma Lapiana.
Uno degli effetti più tangibili dell’integrazione digitale riguarda la prevenzione. I medici di medicina generale che hanno gestito la campagna vaccinale stagionale tramite Doctolib hanno registrato una adesione del 70% tra i propri assistiti over 65, rispetto a una media nazionale del 53%. Nella campagna vaccinale 2025–2026 sono già state supportate 650.000 vaccinazioni.
In una fase di forte pressione sulla sanità territoriale, i dati mostrano quindi come il digitale non sostituisca il medico ma incida sull’organizzazione dell’accesso alle cure, con effetti diretti su continuità assistenziale, prevenzione e sostenibilità del sistema sanitario.
