Potenziare la capacità di risposta alle patologie oncologiche, fare dell’innovazione tecnologica il pilastro della cura e accelerare l’accesso ai trattamenti più avanzati. Questi gli obiettivi di UPMC Hillman Cancer Center San Pietro FBF, che annuncia oggi il completamento di un piano strategico di sviluppo e potenziamento.
In un contesto nazionale che vede le diagnosi di tumore in costante crescita – con una stima di 390.000 nuovi casi nel 2025 – l’investimento di oltre 15 milioni di euro rappresenta una risposta concreta per il territorio. Il Centro potenzia significativamente la propria capacità di cura, dotandosi di due nuovi bunker per le tecnologie più avanzate a livello globale, al fine di accogliere un maggior numero di pazienti, riducendo significativamente i tempi di accesso e la durata complessiva delle cure. La struttura opera in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale, garantendo l’accesso alle cure oncologiche avanzate.
Adaptive Radiation Therapy: innovazione rispetto al passato
Nel primo nuovo bunker è stato installato l’acceleratore Elekta Unity, una tecnologia presente in sole altre 50 località nel mondo. Dotato di una Risonanza Magnetica diagnostica ad alto campo (1,5T), è universalmente riconosciuto come una delle migliori piattaforme in grado di erogare trattamenti di Adaptive Radiation Therapy.
L’Adaptive Radiation Therapy (ART) rappresenta un elemento di reale innovazione rispetto ai protocolli tradizionali. Se nella radioterapia classica il piano di cura viene stabilito all’inizio del ciclo sulla base di immagini TC statiche, la tecnologia adattiva permette oggi di ricalcolare e ri-adattare il piano terapeutico all’inizio di ogni singola seduta. Questo approccio, supportato dall’Intelligenza Artificiale, annulla le incertezze legate ai movimenti fisiologici degli organi o alle variazioni morfologiche del tumore, garantendo una precisione millimetrica che salvaguarda i tessuti sani circostanti e riduce drasticamente gli effetti collaterali.
Una partnership consolidata nel tempo
Il potenziamento del centro romano si inserisce nella storia di una partnership di successo, nata nel 2011 tra l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli e UPMC. La struttura beneficia costantemente del trasferimento di know-how dal network internazionale UPMC Hillman Cancer Center, una rete che conta oltre 40 sedi globali e assiste più di 185.000 pazienti ogni anno.
L’eccellenza del Centro è inoltre validata dall’accreditamento Joint Commission International (JCI), ottenuto nel 2017 e riconfermato nel 2020 e 2023, a testimonianza dei più elevati standard di sicurezza e qualità clinica.
Angelo Luca, Amministratore Delegato di UPMC Italy: “Con questo investimento portiamo a Roma non solo una tecnologia d’avanguardia che rafforza la nostra leadership nella radioterapia ad alta tecnologia, ma un’idea precisa di sanità – innovativa, accessibile e vicina alle persone. La forza di UPMC è trasformare l’esperienza, le competenze e la visione di un network internazionale con oltre 93mila professionisti in risposte concrete per pazienti, famiglie e territorio, garantendo accesso a percorsi di cura all’avanguardia a livello globale. In questo modo, trasformiamo l’innovazione in valore reale, migliorando l’offerta sanitaria e la qualità della vita dei pazienti durante il percorso di cura.”
PierCarlo Gentile, Direttore Medico UPMC Hillman Cancer Center San Pietro FBF: “Il nostro corpo è soggetto a continui cambiamenti di forma e posizione dei suoi organi, compreso il target tumorale. Questi sistemi consentono di tracciare questi cambiamenti e perfezionare il trattamento adattandolo in tempo reale alla nuova situazione. Il controllo quotidiano, prima e durante il trattamento, permette una maggiore precisione, la riduzione dei volumi di tolleranza intorno al target e il miglioramento degli outcome clinici sia in termini di efficacia sia di riduzione dei possibili effetti collaterali. Grazie anche alla dotazione di una PET-TC rivoluzionaria, l’aspirazione è quella di differenziare il trattamento, durante il suo stesso corso, a seconda della risposta e/o dell’aggressività del nostro target oncologico”.
