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    Sei qui:Home»No Limits»Vibe coding e accessibilità digitale: le sfide dello sviluppo tra AI e inclusione

    Vibe coding e accessibilità digitale: le sfide dello sviluppo tra AI e inclusione

    By Redazione BitMAT11 Febbraio 20264 Mins Read
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    Navigazione da tastiera complicata, focus poco chiaro e feedback insufficienti per screen reader: AccessiWay, azienda leader in accessibilità digitale, mette in guardia sui potenziali rischi del vibe coding e spiega come utilizzarlo nel modo più corretto e inclusivo possibile

    Vibe coding
    Jacopo Deyla, Chief Accessibility Officer di AccessiWay

    Il vibe coding, l’approccio allo sviluppo software basato sull’interazione conversazionale con strumenti di intelligenza artificiale, sta rivoluzionando il modo in cui si progettano e si realizzano applicazioni e siti web. Ma mentre questi strumenti si diffondono rapidamente tra sviluppatori e aziende, dando un boost alla produttività e svelando nuove frontiere del coding, emergono nuove criticità sul fronte dell’accessibilità digitale, con impatti concreti per le persone con disabilità.

    A evidenziarlo è anche una ricerca indipendente presentata alla 27ª Conferenza ASSETS1, uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati al tema dell’accessibilità. Lo studio ha analizzato alcuni dei più utilizzati strumenti di vibe coding, mettendo in luce le numerose barriere per sviluppatori non vedenti e ipovedenti che utilizzano screen reader e tecnologie assistive. Dalla ricerca risulta come molti di questi tool presentino problemi di navigazione da tastiera, di gestione poco efficace del focus e feedback spesso insufficienti o esclusivamente visivi. In diversi casi, gli utenti non riescono a seguire in modo chiaro le azioni compiute dall’intelligenza artificiale, con un conseguente aumento della complessità e del carico cognitivo. Il risultato è che interfacce apparentemente intuitive e ben progettate possono rivelarsi, nei fatti, difficili o impossibili da usare per una parte degli sviluppatori con disabilità.

    Accessibilità e automazione: una sfida aperta

    AccessiWay, realtà europea impegnata nella promozione dell’accessibilità digitale, ritiene che si tratti di un segnale da non sottovalutare, anche alla luce della recente entrata in vigore dell’European Accessibility Act, che rafforza gli obblighi di inclusione per aziende e organizzazioni.

    “Non ci troviamo di fronte a problemi marginali – spiega Jacopo Deyla, Chief Accessibility Officer di AccessiWay – Ogni strumento di sviluppo deve affrontare una doppia sfida: essere accessibile di per sé e consentire la creazione di prodotti digitali accessibili. Oggi molti strumenti di vibe coding non soddisfano pienamente nessuna delle due condizioni, con il rischio di introdurre nuove barriere, invece di abbatterle”.

    Il ruolo dei prompt e i limiti dell’automazione

    Un ulteriore elemento critico riguarda il modo in cui questi strumenti vengono utilizzati. L’intelligenza artificiale, infatti, restituisce ciò che le viene chiesto e nella maggior parte dei

    casi gli sviluppatori non specificano nei prompt la necessità di creare interfacce accessibili. Il risultato è che i tool di AI coding ottimizzano soprattutto l’impatto visivo e la rapidità di esecuzione, lasciando l’accessibilità in secondo piano.

    Tuttavia, anche quando viene esplicitamente richiesta, l’accessibilità generata automaticamente dall’AI resta spesso teorica e deve essere verificata sul campo. Ogni screen reader, sistema operativo e contesto di utilizzo, infatti, si comporta in modo diverso e un’applicazione che appare visivamente impeccabile può rivelarsi del tutto inutilizzabile per una persona non vedente, se presenta componenti molto interattivi privi dei corretti attributi.

    Jacopo Deyla prosegue: “In AccessiWay lavorano sviluppatori non vedenti che utilizzano quotidianamente strumenti di AI coding e la loro esperienza in prima persona conferma questi limiti. Anche quando vengono richieste interfacce accessibili, il codice generato dall’AI risulta spesso incompleto, inadatto o impreciso e necessita di numerosi test e interventi correttivi”.

    Dove il vibe coding funziona (e dove no)

    Il vibe coding può essere utile in contesti specifici, come prototipi interni o sperimentazioni rapide, dove la priorità è la velocità. Le criticità emergono però quando questi strumenti vengono utilizzati per progetti destinati a utenti reali, interni o esterni all’azienda, senza prevedere adeguati controlli di qualità e accessibilità prima del rilascio.

    L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per innovare e velocizzare i processi di sviluppo, ma non può sostituire la comprensione di come le persone utilizzano realmente le interfacce digitali.

    “Se il vibe coding viene utilizzato per progetti rivolti agli utenti finali, è fondamentale introdurre un checkpoint di accessibilità prima del go-live”, conclude Deyla. “Test da tastiera, verifiche con screen reader e il coinvolgimento di esperti sono passaggi indispensabili, perchè un digitale che corre veloce ma non è accessibile rischia di escludere, anziché includere”.

    Note

    1 https://dl.acm.org/doi/10.1145/3663547.3759729

    AccessiWay
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